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RECENSIONE
22/08/2019

Atmosfera Zero sono un ‘instrumental rock trio’, come si presentano da soli, dove per instrumental rock’ si intende sicuramente una branca del progressive rock. Più che nei seventies delle suite e dei richiami folk o space, però, il prog del power trio si radica in una maniera di intendere il sound e gli arrangiamenti strumentali diversa: distorsioni di chitarra squillanti e pulite, sequenze di synth, sezione ritmica pompata galoppante e minutaggio relativamente basso dei pezzi sembrano arrivare più dagli anni ‘80 di un certo hard rock e della scuola dei grandi maestri della sei corde di quegli anni, come Joe Satriani o Steve Vai. Molta, molta melodia, parecchia tecnica e qualche virtuosismo quasi mai eccessivo (soprattutto da parte dell’axeman Marco Mauro) sono gli ingredienti fondamentali di un disco che incontrerà il favore degli appassionati di questo tipo di sonorità e che probabilmente risulterà poco entusiasmante a chi non le ama. Va però detto che gli Atmosfera Zero si impegnano a rendere l’ascolto meno monotono possibile variando abbastanza su ritmi e atmosfere e, per quanto possibile (non molto, in effetti), sui suoni; è il caso della sognante Kinder, della stoccata hard rock/heavy di Follia o di Ombre rosse, piacevole diversivo pellerossa/western un po' a là Dire Straits.

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