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album Yuma - Yuma

Yuma

Yuma

2019 - Rock, Blues, Alt-country

RECENSIONE
10/09/2019

Johnny Larosa, Marco Parmiggiani e Ulisse Tramalloni non sono certo artisti di primo pelo e, seppur provenienti da esperienze diverse, nella loro carriera hanno trovato tutti il tempo e il modo di fare sane scorpacciate di tradizione blues e di country folk rurale a stelle e strisce, buttate giù con qualche sorso di whisky invecchiato al punto giusto, di quelli che graffiano in gola come un buon riff accompagnato da una voce calda e non di meno ruvida, fino a giungere a questo 2019 in cui hanno finalmente raccolto le loro esperienze forgiando con il fuoco questo primo lavoro collettivo, chiamato “Yuma”.

Ulisse lo conosciamo bene per i suoi lavori con i Julie’s Haircut (e dalla stessa formazione giunge anche un altro contributo fondamentale a questo disco, quello di Andrea Rovacchi che ha curato le registrazioni di “Yuma” nel suo Sonic Temple Studio di Parma); Marco Parmiggiani lo ricordiamo soprattutto per gli altrettanto storici Rufus Party, che alla “musica nera” sono sempre stati dichiaratamente debitori; e Johnny Larosa, l’anima blues che con la sua voce e la sua chitarra trascina questi quindici pezzi in direzioni diverse seguendo la tradizione blues ma al tempo stesso contaminandola di ingredienti soul, country, folk, rock, psichedelici e chissà cos’altro, è un’istituzione da decenni nell’aria reggiana e dopo questo lavoro non potrà che diventarlo anche in tutto il resto d’Italia e oltre.

Hank Williams, Son House e Bukka White sono i nomi che la band stessa cita tra le proprie influenze, infatti le loro lezioni si sentono qua e là tra i brani, in misura diversa, ma c’è spazio anche per tante altre cose, come le proiezioni spaziali che lasciano i suoni sospesi brillare nel firmamento di “Four O’clock flowers”, le delicate ballate dal gusto cantautorale come “Driving wheel” e “Nowhere bound” o i pezzi dalla tensione oscura come “Silent killer”, il tutto realizzato con la semplicità di una voce, una chitarra, una steel guitar e una batteria, perché con tutta questa sostanza non serviva veramente nient’altro.

 

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