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album Babirussa - La banda dei sospiri

La banda dei sospiri

Babirussa

2019 - Pop rock, Grunge, Cantautore

RECENSIONE
22/08/2019

Martino Reggiani (chitarra e voce), Jacopo Gabanini (chitarra) e Filippo Guidi (batteria) si conoscono all’università, come decine di altri coetanei, nell’estate del 2002, decidono di fondare un gruppo. La fine dei Coraline sembra dover coincidere con l’erasmus di uno dei suoi membri. Qualche anno più tardi, infatti, Martino dovrà partire per la Francia per terminare gli studi. Orfani di un “leader”, i restanti due terzi della band tenteranno la fortuna come Silent Movie Stars. Rincasato d’oltralpe, il richiamo del proprio frontman risuonerà irresistibile: i tre vecchi sodali si ritrovano per formare la "Banda dei Sospiri", gruppo che prende il nome dall'omonimo romanzo di Gianni Celati, un omaggio alla cultura underground letteraria della Bologna fine anni '70.

Le esperienze acustiche degli Hotel Voltaire e la propensione indie rock dei Silent Movie Stars rivisitate in chiave shoegaze. “Babirussa” (terzo lavoro in studio per la band romagnola) è un album che vive di diversi momenti: dalle sonorità post grunge di “Evoè” ai riff più rock punk di “Bonnie” e “Ninna nanna”, passando per le tracce più intime e acustiche come “Chimera” ed “Eresia” nelle quali la componente cantautoriale emerge prepotentemente sposandosi perfettamente col particolare stile della BDS.

Un sound potente ed evocativo non sempre sorretto adeguatamente da testi ugualmente ad effetto, nel complesso, un bell’album, anche se con poco mordente. Undici tracce che scorrono piacevolmente, ma senza impressionare, rilucendo come una copia sbiadita degli Afterhours.

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