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RECENSIONE
05/09/2019

Giovedi 5 settembre saremo a Roma per una festa tutta matta di un progetto altrettanto matto (il Tour Didascalico) in cui l'ospite specialissimo è Pop X, nella specialissima occasione dell'unica data italiana del 2019 (i biglietti, matti e specialissimi, nonché estremamente convenienti, li trovate qui). Così ho deciso di farmi qualche giro su internet per sfamare la mia languida curiosità di capire come l'internet appunto avesse recepito il quarto e ultimo disco della formazione trentina di Davide Panizza conosciuta come popics o popper. Prima risposta: Rockit non ha fatto alcuna recensione – male - e allora eccomi qua. Seconda risposta: sono in molti a non avergli dedicato alcuno spazio. Perché? 

Potremmo azzardare che "Notihng Hill" (scritto proprio così, volutamente sbagliato, titolo perfetto per flippare Google - "forse cercavi?") è quel tipo di disco che mette dichiaratamente in difficoltà chi – pochi, scarsi, purtroppo – scrive in Italia di musica. Se non sai ascoltare, avrai l'impressione che ti stiano perculando. Se non hai voglia di approfondire, non ci sarà nessuno a convincerti che ti stai perdendo qualcosa. Se inoltre avevi cristallizzata l'immagine dei Pop X di "Secchio" e di tutti i tuoi migliori amici con indosso la tee culto "Frocidellanike" - ovvero gli anni 2016-18, il momento di maggiore popolarità di questo progetto nello zenit generale della nuova musica italiana di Calcutta e I Cani e Cosmo - è comprensibile trovarsi spaesati di fronte ad un disco cantato perlopiù in inglese maccheronico con una direzione musicale inedita.

Uscito il 21 giugno, annunciato e pubblicato a sorpresa, accompagnato da grafiche ipercolorate, una sorta di pastiche digital global-o-fi post-tropicalista, "Notihng Hill" arriva un solo anno dopo "Musica per noi". È l'avamposto anarchico e deregolato di un progetto che ha fatto del gioco di specchi con la musica pop la sua essenza. Prova numero 1: apre il disco la ballata buraka-synth-pop "Ciambaumba", titolo che non c'entra niente con la band Chumbawamba resa celebre dal singolo "Tubthumping" ("aiiigetnodaun, baitagetapeghen", esatto). Prova numero 2: "No, Womano Cry", divertissement digital-reggae in levare con svarioni jazzy che fa ovviamente verso al celebre pezzo di Bob Marley, il cui famoso look con dreadlocks e cappello con colori giamaicani è stato scelto da Panizza come divisa delle foto ufficiali. Insomma, icone. Icone che Pop X decide di distruggere in un costante e infinito gioco iconoclasta che ha come oggetto anzitutto il soggetto, ovvero se stesso. Distruggere l'immagine che hai di me per poter continuare a fare quello che voglio.

I temi musicali portanti sono il reggae e il reggaeton, e più in generale una certa vibrazione globalista che ha investito la musica mondiale a più livelli, e che grazie a internet ha permesso una vera e propria contaminazione sincronica costante fra musiche di continenti diversi. Il reggaeton, poi, è da molti definito il nuovo pop e non serve leggere Pitchfork ma basta accendere la radio per capire che siamo di fronte ad un fenomeno di dimensioni mai viste. Pop X lo prende e lo rimodula a proprio piacimento, illuminandone i lati più lefty ma senza dimenticare la propria consueta capacità di scrivere bombe di facile gradimento: "Maniaco Sexual", ad esempio, potrebbe tranquillamente vincere il Latin Grammy e, in senso opposto, "Wastin", che è una delle cose più simili alla vecchia scrittura salvo la mancanza della cassa dritta, è perfetta per balli fatti di gruppo mittle-europei.

Nella grafia storpiata di Notting Hill, il celebre quartiere londinese epicentro del famoso Carnevale omonimo in cui si celebra l'integrazione degli immigrati afro-caraibici e la loro cultura, c'è la sintesi di tutto il progetto: se la musica pop copia senza conoscere e rispettare lingue e culture, e allora sapete che c'è? Noi ci scherziamo sopra, vi scherziamo addosso. Mettiamo le "h" alla cazzo di cane e usiamo l'inglese come bambini che imitano i suoni senza conoscere significati. Se tutti cantano in italiano e fanno le canzoni con i ritornelli, e se tutti si riscoprono tamarri degli anni novanta, Panizza - che queste cose le ha già fatte entrambe, prima di te - decide di uscire con qualcosa di completamente diverso. Sempre però con un occhio contemporaneo squintato ma ben agganciato alla società.

Che tipo è lo sanno bene quelli di Bomba Dischi, che hanno deciso di dargli le chiavi di accesso dell'account Youtube così che potesse pubblicare musica quando volesse. E così Davide fa: se la gente prende l'abitudine di postare alle 18 e i professori del social profetizzano quella come golden hour dei like, lui posterà alle 03:45 di mattina. Per suo gusto, si, ma soprattutto per il senso di farlo senza strutture o manuali o business plan. Non ci devono essere schemi, l'unica strategia è sovvertire le convenzioni, giocarci. Se è vero il famoso adagio per cui medium is the message, è altrettanto vero che nella maniera libera, disinibita e sempre controcorrente in cui Panizza pubblica le sue opere c'è gran parte dell'immaginario, dello stile e del senso di Pop X, pesci che rivendicano il diritto di scegliersi ogni volta un acquario nuovo dove giocare a non farsi prendere dal pescatore. 

Potreste pensare che sia un atteggiamento infantile, il rifiuto di crescere e diventare grandi. Forse è effettivamente così. Ma la musica italiana ci fornisce diversi, clamorosi esempi di "pesci x". Pensate a Lucio Battisti, che nel periodo successivo alla collaborazione con Mogol decise di non rilasciare più interviste e chiese al nuovo paroliere Panella di scrivere testi "poco comprensibili". Oppure, in maniera più vicina a noi cronologicamente, a Dente, alle sue "canzoni a metà". "Suicidi commerciali", "dischi minori" - come si suol dire - o forse semplicemente di culto e non di grande successo. "Notihng Hill" entra di diritto in questa categoria, a cui possono accedere soltanto i fuoriclasse però. Matti e speciali.

Tracklist

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