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RECENSIONE
31/10/2019

Un menestrello d'altri tempi, saldamente ancorato al presente nella sua esilarante schiettezza. Davide Matrisciano è questo ma è anche altro, e ha colorato le pagine di un lungo diario anacronistico, come un cantastorie che invita vari amici nel proprio salotto. “Buona visione” arriva a tre anni di distanza dall'opera precedente - “Mummie incoscienti” - ed è un lavoro fortemente ambizioso e massiccio, per durata e costruzione. I frequenti rimandi a Battiato e alla sua lucida consapevolezza, che si rintracciano in ogni brano, fanno comprendere facilmente le radici musicali dell'autore, tra arrangiamenti cristallini e liriche coraggiose. Ci sono anche numerose citazioni colte provenienti da letteratura e arte: Kafka (“Un gesto di ordinaria irrealtà” e “Uno scimmione sotto la pelle”), Konrad Lorenz (“Grave emorragia di personalità”), Hemingway (“Buona visione” e “Metropoli ibernata in montagna”) e Piero Manzoni, ma anche il visionario compositore John Cage.

Il punto di forza vero, però, risiede nelle collaborazioni, numerose ed importanti: tra i tredici brani di questo disco spuntano, tra gli altri, i nomi di Paolo Benvegnù, Edda, Garbo, Miro Sassolini e Roberto Dell'Era, con partecipazioni importanti anche all'interno del comparto produttivo (Max Carola e Giovanni Versari). Siamo di fronte a un “pop d'essai”, sviscerato per esprimere gioia di vivere e speranza ma anche tanto dolore. Da “Eutanasia in una gabbia”, storia schietta realmente accaduta in uno zoo inglese, a “La scoperta del pomeriggio”, riferita agli anni del liceo, fino a “Scale”, dedicata alla nonna scomparsa nel 2011, Matrisciano ha messo insieme un misto di ricordi malinconici e sentimenti sinceri, articolando un lavoro complesso, che si snoda su più livelli, da scoprire meglio ascolto dopo ascolto.

Tracklist

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