30/08/2005

Col passare del tempo è sempre più bello stupirsi di una cosa bella. Perchè l'esperienza si trasforma in arma a doppio taglio e si rischia di diventare troppo sofisticati. Esistono però alcuni momenti in cui basta qualcosa di inaspettato per riprendere fiato, qualcosa come questo piccolo racconto musicale dei Là-Bas.

Non è troppo difficile raccontarvelo. Avete presente quelle chitarre elettroacustiche che sembrano stonate e invece hanno una precisa e immediata circolarità melodica. O quel modo di cantare che lievemente arranca, spingendo le parole nella metrica. E quel certo sapore anni settanta e anni novanta, che salta a piè pari gli anni ottanta e diventa attualità senza tentativi rivoluzionari. Insomma, cantautorato rock, ma anche pop cantautorale. Elegante, ruvido, intelligente. Estremamente semplice, o quasi. Interessante al primo ascolto, affascinante al secondo, potenzialmente inestimabile al terzo.

I Là-Bas dicono "Addio al pugilato" con sei canzoni, un po' autunnali ed un po' primaverili, che sembrano raccontare le storie semplici che i Valentina Dorme hanno sempre lasciato in un cassetto. Una poetica che si distende nello scivolo che collega le lacrime al sorriso, avanti e indietro nelle rime cuore-amore senza mai nemmeno pronunciarle. Spesso lontani dall'originalità, afferrano episodi quotidiani ricombinandoli con una personalità spontanea. Mettono in bella mostra le chitarre su marcette ritmiche, spargendo quà e là piccoli tocchi di pianoforte in una musica affascinante.

Così, se la bellezza di Anice mette in dubbio la mia convinzione che solo Elena dei Perturbazione possa oggi suonare la viola senza stancare, La Caccia dimostra come un contrappunto corale di "pappa pa rara" sia possibile anche se non sono i Baustelle ad intonarlo. Da qualche parte spuntano anche i Belle and Sebastian, ma bisogna cercarli con cura.

Una scrittura che dondola nell'indolenza quotidiana, rovistando spesso nei dettagli della banalità. Storie di mobili in cucina, buche delle lettere, riserve di caccia, amiche riccioline, finestre socchiuse, ore che passano, piedi nudi, gonne, fiocchi di neve, rondini. Poesie coccolate dal sentimento e modulate da riflessioni agrodolci. Canzoni poco ingombranti, prevedibili e lontane dalla modernità. Forse per questo molto belle.

Volendo spingersi a fondo, molti sembrerebbero i difetti, ma non importa. Niente che possa mettere in dubbio il fatto che i Là-Bas siano una cosa bella capitata nei miei ascolti. E se quell'universo parallelo della discografia indipendente continuerà a produrre evanescenti atteggioni anglofoni, lasciando a casa questi ragazzi piemontesi, vorrà dire che l'idiozia ormai è totale.

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