ARTCORE MACHINE dubh 2019 - Noise, Industrial, IDM

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L'epitaffio del progetto ARTCORE MACHINE in sette tracce di elettronica post-industriale e disumanizzata

Fa sempre strano ascoltare l’epitaffio di un progetto, ad esempio un album come questo ‘dubh’, che si presenta come capitolo finale della discografia dei ARTCORE MACHINE. Per fortuna il linguaggio sonoro del duo si presta bene a mettere in musica una vera elegia, articolata in sette tracce costruite intorno al concetto di ‘nero’ e alle sue luttuose declinazioni; è però un’elegia algida e post-umana, una dissolvenza al nero cibernetica giocata tutta sull’assenza e sul senso di perdita implacabile che si annida nei vuoti post-industriali di un futuro/presente digitalizzato. I suoni sono figli di quelli della cosiddetta IDM classica (come anche la nomenclatura imprevedibile), ad esempio i sintetizzatori gorgoglianti alla ultimi Autechre. Ma la struttura dei pezzi, lontana da qualsiasi velleità melodica o dance, si compone (o si scompone) di ritmiche frammentate e spastiche, glitch e brandelli di industrial. C’è un certo debito, musicale ma forse soprattutto spirituale, anche nei confronti delle atmosfere wave industrial di nomi come Throbbing Gristle e Cabaret Voltaire. Atmosfere che, si diceva, sanno di distopia tecnologica ma soprattutto di mancanze; spazi infestati da quel senso di nostalgia per un futuro mai realizzatosi che la critica anglofona chiama hauntology e che, da Burial in poi, sembra essere una delle cifre stilistiche ma soprattutto emotive dell’elettronica contemporanea più ricercata.Insieme in cui possiamo inserire tranquillamente ARTCORE MACHINE e questo loro cupo testamento in musica.

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La recensione dubh di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2019-12-30 21:05:35

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