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RECENSIONE
10/01/2020

Abbracciare Il revival glam/hair rock anni 80 significa di più che operare una scelta di suoni e scrittura, significa abbracciare a 360° un mondo che è stato sound, estetica, linguaggio, e che dopo aver conquistato le vette della musica rock per qualche anno è sparito senza lasciare eredi ma senza farsi dimenticare. I Vain Vipers abbracciano entusiasticamente questa fede da sei anni, e lo si legge nel monicker, nella tracklist e nei testi. E lo si sente ovviamente nel suono: a partire dal synth e dal solo dell’opener ’I Hate You’, l’album omonimo dei Vain Vipers è una carrellata tra le varie facce del glam rock e dell’hair metal americano, confezionata con cura dei suoni e un’esecuzione convincente di chitarra, batteria, e anche sul piano, scivolosissimo, nella voce. Ci sono brani più tirati alla Motley Crue (’Reach me in the dark side’), l’hard rock sleaze in stile Skid Row, la convivenza della faccia più cafona e ammiccante (’Bitch please (shut up)’, ’80’s whore’)con quella più romantica, con tanto di ballad (la conclusiva ’Weeping’, e qui il pensiero va ai primi Bon Jovi). I riferimenti stanno a significare una sostanziale derivatività, perché qui ovviamente non c’è nulla di non già sentito, né hanno provato a mettercelo. In dischi come questo forse è il caso di guardare più alla credibilità e la qualità dell’esecuzione, pensando ad un target di nostalgici o amanti del genere, e i Vain Vipers in questo sanno il fatto loro.

Tracklist

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