Lost in Mala Strana s/t 2005 - Rock, Blues

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Non amo le band italiane che cantano in inglese. Punti di vista, lo so. Cerco di superare l’ostacolo, metto le cuffie e lascio libera la mente. Il primo brano, “Damned”, non entusiasma, ma nel secondo, “Weak meat steaks”, c’è energia da vendere.

Naturale che il live sia la loro dimensione ideale. La voce graffiante di Francesco Cancellato e il sound compatto dei suoi compagni di viaggio, armati di batteria, basso e chitarra, disegnano la scena con semplicità: un locale (ex)fumoso dai soffitti bassi e con i muri di pietra, luci basse, birra che scivola fredda nella gola, corpi accaldati in movimento, dolci sguardi rapiti e intensi, magliette e canottiere fin troppo leggere.

“I am not” è la giusta pausa, il prendere fiato prima della discesa, che comincia lieve tra le note di “Ain’t the last” e trova finalmente pace nel respiro di “Ears in the turrets hear, brano conclusivo, arioso quanto basta per richiamare alla memoria una sterrata strada di campagna, persa attraverso confini incerti ed invitanti.

Leggo che la scelta del cantare in inglese è dovuta un po’ alle influenze dei “padri” e un po’ alla timidezza. Sarei davvero curioso di ascoltare il ruvido rock blues dei Lost in Mala Strana esprimersi in italiano. Un consiglio? Superatele, le timidezze. Potrebbe essere il salto fuori dal mucchio, fuori dai pub della provincia.

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La recensione s/t di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2005-09-13 00:00:00

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