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RECENSIONE
13/01/2020

Acido. Questa è la prima parola che mi viene da usare per parlare del nuovo lavoro di The Delay In The Universal Loop. Si intitola "Inner Capitalism", e suona strano, stranissimo, come le emozioni che evoca.

Il producer campano continua il suo percorso di destrutturazione della forma canzone. Aveva preso questa strada già con l'ultimo EP del 2017, "Esplendidos!", ma qui va ancora oltre. La destrutturazione porta a un concetto più simbolico, e non ha solo un valore musicale. Siamo noi che stiamo perdendo la nostra forma, il capitalismo ce la sta succhiando via.

Questi 25 minuti scarsi di campionamenti, voci pseudo-umane, rumori, sono uno specchio. Mostrano l'alienazione a cui andiamo sempre più incontro, giorno dopo giorno. Dieci brani molto brevi che suonano come un inseguimento. Inseguire il proprio valore, per essere utili alla società. Il messaggio interiore della logica del capitale.

Dylan Iuliano (questo il vero nome del giovane autore) gioca a prenderci a pesci in faccia con una forma certamente interessante e ricca di inventiva, ma forse non sempre convincente. C'è per esempio la sensazione che l'album avrebbe meritato almeno una decina di minuti in più, per dirsi effettivamente compiuto. Ma non è proprio del mondo dell'efficienza massimizzata il sentimento di personale incompiutezza?

L'eterogeneità dei suoni accostati, la diversità di una traccia con la sua successiva, aumentano il senso di isteria congenita. Ed è qui che si nota maggiormente la crescita di Dylan, perchè "Inner Capitalism" è un esempio perfetto di musica astratta. Abbandonando i testi canonici, che caratterizzano la musica leggera, ha deciso di sostituire le parole con una narrazione fatta di cambi di registro sonoro, piccole bombe emotive intervallate da frasi in inglese, parlate o cantate.

Intelligenza emozionale; conversione del disagio in arte, certo difficile da digerire, ma pur sempre arte. Caratteri fondanti di questa giungla musicale, nella quale è meglio non perdersi, per non impazzire.

Tracklist

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