Fooga & Nico Di muse, di specchi e d'altre assurde storie 2019 - Cantautoriale, Folk, Rock d'autore

Di muse, di specchi e d'altre assurde storie precedente precedente

"Di muse, di specchi e d'altre assurde storie", sette ballate poco ispirate.

De Andrè non ha lasciato solo un'identità poetica. Ha anche creato negli anni un suo mondo melodico, schemi compositivi che a volte si ripetevano. Si pensi per esempio alle ballate danzanti della seconda metà degli anni Settanta. Ecco, I Fooga & Nico per il loro nuovo album si sono abbeverati di queste sonorità, mischiandole con forme classiche di folk rock. 7 canzoni, alcune tirate troppo per le lunghe, un timido eco a Faber, e poca ispirazione vera.

In "Di muse, di specchi e d'altre assurde storie" basta ascoltare il primo giro di accordi di ogni traccia per aver già capito dove andranno a parare melodie e arrangiamenti. Tutto troppo prevedibile, e talvolta sconclusionato.

Anche sul fronte delle storie narrate il disco ha un problema di debolezza, come una pasta scotta. E c'è da dire che il titolo fa pure ben sperare; tuttavia le muse non infondono più la giusta ispirazione, passando attraverso lo specchio troviamo un cappellaio poco definito, e di storie assurde non vi è nemmeno l'ombra. O forse sì. Data la fiacchezza generale, si potrebbe dire che in questa mezz'ora di accordi normalissimi, scanditi senza affanno, quello che sentiamo sono solo le ombre di vere canzoni. Pare che i Fooga & Nico si siano tenuti le foto originali e ci abbiano propinato i negativi. Ma purtroppo non basta.

Non basta a farci entrare in mondi che suscitano certamente fascino, ma sono cantati in modo opaco, senza particolari guizzi. La voce roca arranca affaticata, perdendosi in elenchi di letterati e pittori in dilaogo tra loro ("Dillo tu a Modì) o in improbabili tentativi poetici effettivamente poco riusciti ("dammi una penna, posso violentarti l'anima", "un po' confuso sul ring della psiche"). Viene scomodata Saffo, ma per dire che cantava senza un perchè; viene scomodato Lewis Carroll per evocare uno scarno paese delle meraviglie. Tante parole senza un'anima. Tanta musica senza cuore.

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La recensione Di muse, di specchi e d'altre assurde storie di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2020-01-20 22:10:27

COMMENTI (3)

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  • nicola.farinello 23 mesi Rispondi

    Anche a voi. Alla prossima.

  • gabvollaro 23 mesi Rispondi

    @nicola.farinello innanzi tutto mi scuso se la critica è sembrata feroce. Volevo solo dare un parere sincero per provare a spronarvi su ricerche liriche e musicali per me più accattivanti, ovvio che i gusti sono gusti. Sinceramente non avevo colto questi sottotesti nelle canzoni (e l’album
    l’ho ben ascoltato, ve lo prometto). Niente, nemmeno dopo aver riascoltato in seguito al tuo commento, mi spiace, non mi è arrivato...
    Buon lavoro ragazzi e buona fortuna!

  • nicola.farinello 23 mesi Rispondi

    Si accettano le critiche e si va avanti. Un disco non deve piacere per forza. Se gab avesse voglia di rileggere i testi sarebbe bello. Parlo a nome della band. Diciamo questo perché leggere come critica (a volte feroce, sembra che gab stia quasi urlando) ad esempio che il paese incantato è scarno quando è proprio ciò che vuol dire il testo, in quanto quel paese incantato è metafora del nostro paese da cui la gente è costretta ad andarsene (ascolta bene gab), fa sorridere, oppure che Dillo tu a Modí non viene colta come una canzone d'amore per l'arte, o Saffo un racconto onirico in cui Saffo pare cantare senza un motivo, perché forse motivi non ne ha più in quanto nel suo mare c'è solo gente morta annegata, beh questo ci fa capire che l'analisi dei testi è stata molto disattenta. Ci tenevamo a sottolineare questo. Il resto sono gusti. Le critiche sono sempre utili per fare meglio. Ciao gab e grazie. E sii più attento con i colleghi musici. Grazie ancora.