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album Prima che sia tardi - Olden [Umbria]

recensione Olden [Umbria] Prima che sia tardi

Vrec / Audioglobe 2020 - Cantautore, Rock, Pop

RECENSIONE
04/02/2020

Davide Sellari alias Olden giunge al quinto lavoro sulla lunga distanza con questo “Prima che sia tardi”, un concept album che si costruisce brano dopo brano, alternando luci e ombre, paura e speranza. Queste perpetue contrapposizioni, che a livello di tematiche sono rappresentate dal dualismo tra il bene e il male, tra l’amore e l’odio, si sviluppano anche all’interno delle musiche, perennemente in bilico tra elettricità e anima acustica, tra momenti di tensione e aperture melodiche, tra suoni ruvidi e morbidezza.

L’artista perugino (ma catalano d’adozione) ci ha ormai abituati sin dagli esordi al suo profondo modo di guardare la realtà che ci circonda, e in questo caso, traccia dopo traccia, come i tasselli di un mosaico dai colori caldi, compone la storia di Zahira, figlia di migranti, che il capo del “Partito del Grande Cuore” relega arbitrariamente nell’ordine dei “diversi”, quelli da perseguitare.

Il disco si apre con le voci distorte che introducono la title-track raffigurando a piccole pennellate certi luoghi comuni dell’ideologia nazionalista e xenofoba che si sentono spesso ancora oggi tra telegiornali e social network e di cui si fa vanto “L’Oca Nera”, protagonista della copertina e della traccia omonima, che “è convinta di esser molto superiore e per questo guarda gli altri con disprezzo”. La fuga vera e propria di Zahira, narrata da un suo amico, comincia da “Il giorno della memoria”, in cui i “cittadini purissimi” (di hitleriana memoria) mettono “al bando chiunque sia di un altro colore. Famiglia, patria, religione: qui parte la nostra rivoluzione”. Il corrosivo gioco di effetti e distorsioni della parte strumentale di questo brano travolge subito nell’oscurità.

Nonostante l’odio e la violenza narrati, le canzoni di questo disco girano sempre intorno alla speranza, alla resistenza e ad un ideale di amore evidenziato soprattutto nel singolo di lancio, “Aquilone”.

L’apprensione che segna i racconti dell’inizio della storia è testimoniata anche dagli arrangiamenti più ruvidi mentre man mano che il disco scorre le trame sonore diventano sempre più minimali e acustiche, a tratti più rilassate, fino all’auspicata disfatta del “mostro nero” cantata ne “Il clown” ed infine agli otto minuti e mezzo di “Puntuale”, l’epilogo che parte in maniera soffusa per esplodere poi in una catarsi elettrica liberatoria.

Scritto e arrangiato con meticolosità per dare le giuste sfumature di colore ai suoni e alle parole, grazie anche alla produzione artistica di Flavio Ferri (Delta V), “Prima che sia tardi” è un lavoro appassionato, complesso nel suo concept ma semplice nella sua esposizione, che conferma la grande sensibilità di Olden e la sua capacità di parlare direttamente alle coscienze.

Tracklist

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