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album TUTORIAL - I Fasti

recensione I Fasti TUTORIAL

I Dischi del Minollo / Scatti Vorticosi Records 2020 - Elettronico, Alternativo, Post-Rock

RECENSIONE
05/02/2020

Rocco Brancucci (voce), Roberto Bagaini (basso, computer), Federico Bosi (basso, computer), Andrea Granato (chitarra) ed Eros Giuggia (sax, chitarra), ovvero iFasti, tornano sulle scene con “Tutorial”, che in estrema (molto estrema) sintesi si potrebbe definire appunto un “tutorial” su come resistere agli sbandamenti esistenziali dell’umanità.

Per il loro genere di riferimento, ovvero uno spoken rock di ampie vedute che trasporta in un’ipnosi musicale oscura, iFasti sono stati spesso accostati a gruppi storici come Offlaga Disco Pax o Massimo Volume e i riferimenti sono sicuramente veritieri benché la musica di questo combo torinese ha ormai già confermato con il precedente album, “Palestre”, una propria personalità che viene evidenziata soprattutto tra le trame sonore e gli arrangiamenti studiatissimi. Inoltre le loro liriche, dal linguaggio quotidiano e impregnato di sarcasmo, li avvicinano anche a certi episodi de Il Teatro degli Orrori per la lucidità e la rabbia con cui mettono in luce i lati più grotteschi della società.

Nonostante lo scetticismo di fondo, “L’umanità migliore” secondo i nostri non è ancora completamente distrutta, anzi “è una questione di minuti e ritornerà”. Certo, bisognerebbe riuscire a mettere da parte quel comodo individualismo per cui “io” viene sempre prima di “noi”. “Io è la parola di questi nostri anni, noi è la parola da non usare mai”, cantano in “Ionoi”, sottolineando che siamo tutti bravi a portare avanti “proteste digitali e poi tornare a consumare” e quindi restare sempre nelle stesse condizioni. Per fortuna però c’è l’amore, un valore ancora vivissimo nella nostra società, tanto è vero che tutti ne parlano: in televisione, in chiesa, nelle poesie, nelle canzoni… È strano però – fanno notare iFasti – che le canzoni d’amore usano sempre le stesse parole: “Abbiamo avuto tutti la stessa fidanzata o lo stesso fidanzato con gli stessi occhi? ” cantano in “Lamore”, come se qualcuno dall’alto imponesse anche il contenuto delle canzoni che devono avere successo: “Si parla d’amore e ci si nutre d’odio… Che strano paradosso! ”, conclude il brano. Ma l’“umanità migliore”, come si diceva, esiste ancora e ci sono anche persone come “Pietro”, il quale comincia a sollevare qualche dubbio su quello che gli raccontano i genitori o i maestri e si pone delle domande: se tutto è così giusto “perché muore la gente in mezzo al mare? ”. Una risposta sembra esplodere come una “Bomba” nel brano successivo: “Ci hanno convinti ad avere paura” e “la paura si trasforma in arroganza”. Così i riflettori vanno a cercare la mano invisibile del burattinaio che muove i nostri fili nel brano “Buoni anni”, il più ipnotico del disco, che trasforma il disagio in un bisogno di verità e sincerità: “Parlami d’amore e di cose vere”. Ma “Tpunto4” continua ad infierire: “Vero o presunto, quello che è sicuro è il perenne stato d’emergenza”. Allora è questo quello che “Meritiamo”? La conclusione del disco lascia una porta aperta alla speranza perché, anche se “hai lasciato che ad orientare la tua vita fosse un libretto di istruzioni […] meriti ancora una vita assolutamente pazza e meravigliosa”.

iFasti hanno isolato il virus della nostra società tra le distorsioni e i beat elettronici e ce lo mostrano in tutta la sua deforme mostruosità tramite questo “Tutorial” di esperienze e personaggi che indubbiamente vivono intorno a noi. E forse siamo anche noi. Ma c’è un’umanità migliore: “è una questione di minuti e ritornerà”.

 

Tracklist

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