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RECENSIONE
01/07/2020

Nel “Prospectus”, un dettagliato scritto con cui presentava l’“Enyclopèdie”, Denis Diderot spiegava a linee generali l’opera di cui per quasi cinque lustri fu curatore, nata dall’intenzione di evidenziare e discutere le correlazioni esistenti tra tutte le scienze umane al fine di sviluppare un pensiero “illuminato” contro il buio dell’ignoranza e stimolare la mente alla ragione. Le scienze legate all’immaginazione rappresentano per il filosofo francese la parte poetica della conoscenza umana e tra esse naturalmente c’è la musica. Un “musicista è un pittore che usa suoni”, scriveva il celebre illuminista, e chissà cosa avrebbe pensato della complessa e affascinante “pittura in suoni” realizzata da Teho Teardo con questo “Ellipses dans l’harmonie – Lumi nel buio”, che proprio da alcune intuizioni scovate tra gli spartiti dell’“Encyclopèdie” trae ispirazione.

Trovatosi casualmente di fronte alle partiture contenute nell’opera curata da Diderot e D’Alambert, in particolare di una copia originale custodita nell’archivio della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, che ha commissionato e prodotto questo disco, il musicista di Pordenone ha infatti avuto la perspicacia di coglierne la modernità, soprattutto nei temi, e di riproporla in quello che lui stesso ha definito “una sorta di campionatore di tre secoli fa che finora nessuno ha mai utilizzato”.

Tracce del passato riaffiorano attraverso le convulsioni del clavicembalo e la struggente voce degli archi, riesumati dalla loro epoca per rivestirsi oggi di pulsanti abiti elettronici, sorretti da un sottile scheletro industrial che fa risaltare più che mai le affinità con il nostro presente. Così l’ascolto si carica di inquietudine o, per usare la metafora di Diderot, il quadro sonoro si impregna di colori scuri e travolgenti che si incontrano e scontrano tra loro con gesti repentini del pennello tormentato, quasi impulsivo, ma dallo sguardo lucidissimo, che affonda fino a colpire l’oscurità dritta al cuore e da lì far sgorgare finalmente fiotti di bianco, di giallo… di luce.

Un’opera, quella di Teardo, affascinante per i meriti musicali ma anche pervasa di un incommensurabile valore simbolico e politico, come afferma lo stesso compositore friulano: “sento necessità di più luce in questo momento, vorrei potessimo recuperare una parte dello spirito illuminista per affrontare la nostra contemporaneità. Sarebbe un atto politico e sarebbe rivoluzionario”.

Tracklist

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