02/02/2006

Ascolto e riascolto "Se", lavoro di Fabrizio Panza e Francesco De Napoli. In arte Zoldester. Ascolto ancora e ne sono sempre più convinta. Niente riesce a togliermelo dalla testa. Ho fra le mani qualcosa di valore. L’opera di qualcuno che, in fatto di musica, ha capito qualcosa. Quando inserire una distorsione. Quando rallentare il ritmo. Quando aggiungere un effetto. Decisamente un suono maturo. Non c’è che dire. Infatti Zoldester non nasce dal nulla: provate un po’ a pensare ai già noti Quarta Parete. Per non parlare poi del missaggio e delle registrazioni, realizzati da un ingegnere del suono quale Paolo Mauri, la cui esperienza racchiude nomi importanti del panorama musicale italiano. Fra tutti Afterhours e La Crus. Forse anche per questo "Se" contiene una quasi-mezz’ora di buona musica. E su ciò nessun dubbio.

Ma. Ancora una perplessità. Non riesco a capire. Si tratta di un esercizio di stile semplicemente ben realizzato o il primo album di Zoldester ha qualcosa in più? Questo potrebbe essere uno fra quegli album che rimangono. Nelle persone. Uno di quegli album capaci di emozionare ed inserirsi nel privato. Ma non ne sono certa.

Come in un duello decido di affrontare le nove tracce del disco per valutare la loro reale capacità di incantare l’ascoltatore.

Inizio dalla prima. "Dietro I Se". Sono subito gli archi a richiamare l’attenzione. Un perfetto intreccio di violino, viola e violoncello dietro cui si nasconde la direzione di Libero Mureddu (l’arrangiatore di Cristina Donà). Ma il trio d’archi, impersonato da Elena Faccani, Federica Mazzanti e Marianna Sinagra, compare ancora ad impreziosire l’album. Notevole in "Dicevo Di Si", brano con cui Zoldester si è classificato fra i finalisti del Premio città di Recanati di quest’anno.

Ma nessuna definizione dei brani può essere più appropriata di quella data dagli stessi membri del progetto, secondo i quali si tratta di “canzoni d’autore in bilico tra la dolcezza della ballad e l’attrito rock”. Proprio così. "Se" racchiude attimi di tenerezza, intimità, entusiasmo, fervore, soddisfazione e insoddisfazione. Il tutto realizzato dalla sapiente combinazione di testi profondi e ben riusciti ed elementi musicali appropriati. Chitarre, acustiche ed elettriche, basso e batteria in perfetta sintonia. Da non dimenticare poi il contributo del secondo membro, Francesco De Napoli, che non suona e non partecipa alla stesura dei testi, ma, con la sua opera grafica, dota l’album di un packaging interessante.

Nonostante tutto non riesco a dare un giudizio univoco. Non so quanto questo esordio riuscirà ad affascinare e aver presa.

Comunque su di me un affetto l’ha avuto. "Attraverso", terza traccia del disco, domina nei miei ultimi ascolti. Ed è proprio con le sue parole che questa recensione termina. “Dalla bocca i baci si catturano/ come le radici quando nutrono/ dalla notte i sogni suggeriscono/ quelle vie di fuga impossibili/ ti sto immaginando oltre le difese…”. Un omaggio al lato romantico. Del disco. Di ognuno.

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La recensione Zoldester - Recensione - Se di Sara Loddo è apparsa su Rockit.it il 16/07/2019

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