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album Al blu mi muovo - Fabio CintiIn evidenza

recensione Fabio Cinti Al blu mi muovo

Private Stanze 2020 - Cantautore

RECENSIONE
24/04/2020

L’uscita del nuovo album di Fabio Cinti non era affatto scontata. Il cantautore ha infatti rivelato di esser stato ad un certo punto travolto dal gelo dell’insicurezza, quella tormenta improvvisa che blocca i sensi e fa sembrare che ormai cantare, scrivere canzoni, riflettere sulla vita e raccontare in poesia le proprie riflessioni sia uno sforzo inutile, che non serve più in un’epoca in cui non si ha mai la giusta calma per ascoltare e anzi si ingurgitano voracemente le superficiali visioni del mondo in pillole elargite dai social network. Sembrava improvvisamente inutile, insomma, dedicare il proprio tempo a costruire con attenzione certosina le proprie idee a forma di canzoni se poi queste finiscono nel vortice della frenesia di un mondo sempre più “instabile e velocemente mutevole”. Fortunatamente però la passione travolgente ha ripreso il sopravvento su Cinti, ha spazzato via quel gelo riportando il tepore e placando la tormenta, dando così all’artista la possibilità di ritrovare fiducia nella bellezza, nella Natura e nel silenzio. Così oggi possiamo ascoltare le 8 perle sonore del nuovo album, “Al blu mi muovo”, nella cui presentazione il cantautore ha aggiunto il sottotitolo “Come evitare di diventare giovani”. Sì, perché i “giovani” sono evidentemente l’emblema della velocità, sono coloro che vivono di azioni fugaci, di pensieri frettolosi poiché animati dal desiderio di conquistare il mondo e di fare sempre nuove esperienze, invece gli anziani quelle esperienze le hanno già vissute e ne hanno raccolto e accolto gli insegnamenti lasciandoli fermentare nel profondo di loro stessi per usare poi con parsimonia le gocce del tempo che fu per lubrificare i giorni che sono o innaffiare le emozioni che saranno.

Evitare di diventare giovane” è anche una frase estratta dal testo del primo brano, “Tra gli alberi combatto”, dove il cantautore riflette sul fatto che tutto cambia e tutto ciò che cambia lascia il segno rendendoci ciò che siamo, anche se “è la solitudine la sola cosa che non cambierà”. Lungo tutto l’album sul palcoscenico dell’elettronica vanno in scena le trame acustiche che ammorbidiscono le costruzioni sonore di Cinti (non a torto spesso accostato all’immenso Franco Battiato di cui l’artista certamente cerca di raccogliere l’eredità) e la necessità di mettere ordine nel caos è l’impulso primordiale che muove i brani, come nel primo singolo, la soffice “Giorni tutti uguali”, che si spinge “un po’ più in là, dove il buio col diradarsi dei pensieri diventa luce”. Imparare ad ascoltare il silenzio è sicuramente il primo passo per riuscire a trovare la strada anche nel caos del mondo e l’insegnamento per fare questo può arrivare dal mare, come in “Vieni con me”, con i suoi arrangiamenti minimali che guidano la coscienza lungo “i linguaggi silenziosi degli abissi”. Ma può arrivare anche proiettandosi tra le oscure metropoli delle stelle del firmamento, dove fluttua morbida e in assenza di gravità “Che cosa succede?”, brano il cui protagonista alza appunto gli occhi alle stelle “per chiedere ancora del tempo, […] per abbagliarmi e non vedere più che cosa succede quaggiù”.

L’apice della poesia però Cinti lo raggiunge cantando d’amore, dall’amore che lega i due amanti nonostante la distanza, come in “Da lontano”, a quello placido ed evanescente cantato in “Amore occasionale” fino all’amore ritrovato de “La sventurata rispose”, facendoci capire che dalla superficialità del mondo di oggi e dalla voracità del nostro tempo solo l’amore potrà salvarci.

Un disco ricco di poesia, da lasciar sedimentare nell’anima.

 

Tracklist

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Commenti (1)
  • Giulio Pons 4 mesi fa

    Bello. E giusta la recensione, perfetto per una lenta domenica mattina.

    > rispondi a @pons
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