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album Dogma 93 - lowlow

recensione lowlow Dogma 93

2020 - Rap, Hip-Hop

RECENSIONE
23/03/2020

Nel giro capitolino prima che la nuova scena romana s formasse, prima che s’imponessero la DPG, Franco 126 e Carl Brave, Lowlow è da anni accreditato come la next big thing del rap nazionale. Una delle stelle nascenti più promettenti della scena anche per gli addetti ai lavori, scritturato ancora minorenne dalla cantera hip-hop romana per eccellenza, la Honiro, dopo essersi imposto tra le varie realtà freestyle cittadine. In seguito al successo riscosso in combutta prima con Sercho e poi con Mostro, Ulisse è il singolo che segna la definitiva svolta "solista" nella carriera Lowlow, la più credile risposta all’imperare del movimento trap italiano.

Idolatrato ma sottostimato, Lowlow è una figura sui generis, che si ama e si odia con tutte le sue contraddizioni. La sua musica è rap dalla spiccata componente adolescenziale, una vena emozionale capace di comunicare soprattutto ai giovani, allo stesso tempo, colpire noi vecchi per la ricercatezza e la perizia stilistica con cui è esposta. Lowlow non ha il “phisique du role” per reggere la strada ma faceva il culo a tutti nelle battle. Lowlow ha sdogato in Italia temi (come gli psicofarmaci) che faranno capolino nei versi di decine d’interpreti. Lowlow sembra non voler rinnegare mai il ruolo che ha interpretato sin ora, il pazzoide alla ricerca di riscatto, il Joker assetato di vendetta del rap italiano. Il cattivo che tutti temono ma dal quale tutti sono misteriosamente attratti.

Recitare la parte è un meccanismo dello showbiz. Due anni di silenzio restano pur sempre molti per un rapper abituato a sfornare un album a stagione. È evidente quanto Dogma 93 sia un lavoro meno istintivo dei precedenti, forse semplicemente più maturo. Giulio ha imparato a incanalare i propri sentimenti senza sopire quell’alone da artista maudit, coadiuvato dalla sapiente regie di un unico producer di livello come Big Fish. Dogma 93 è l’album più rap di Lowlow, e qui si scoprano gli altarini: la propensione al paradosso sfocia in un politically scorrect ai limiti del catartico, atto a urtare l'ascoltatore, a focalizzarlo sullo sviluppo del testo, assecondando la naturale propensione di Giulio al racconto che parte da temi universali e figure storicamente note (le vicende del famoso scacchista Bobby Fischer, l'apartheid sud africana) come metafore per analizzare i risvolti psicologici della propria vita e della vita di tutti noi, realizzando una perfetta crasi stilistica tra lo storytelling aulico e infarcito di citazione di Murubutu e le rime spietate, irriverenti (e anche un po’ disagiate) di Fabri Fibra.

Ascoltare un album di Lowlow è un po’ come assistere a una partita di Neymar, non si può che provare irritazione e invidia allo stesso momento. Al di là di qualsiasi giudizio personale, riconoscerli una tecnica fuori dal normale.

Bravo.

Tracklist

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