Bruno Belissimo TUCKER 2020 - Elettronica, Dance

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Il DJ italo-canadese torna a farci ballare con la sua dance irriverente, anche quando siamo bloccati in quarantena.

Stare a casa è snervante. Ok il riscoprire il piacere del tempo per sé, il dedicarsi a hobby perduti, l’opportunità di espandere i propri orizzonti culturali, ma dopo settimane di quarantena un certo sentimento claustrofobico non può che emergere. Il problema è proprio quello di stare fermi, chiusi tra le mura domestiche, come animali in gabbia. In questo senso Tucker, il nuovo disco di Bruno Belissimo, è una manna dal cielo: forza, scendere dal divano, è arrivato il momento di sculettare e ballare in mezzo al salotto, in attesa di farlo sulle piste appiccicaticce di qualche locale lercio in periferia.

Alla sua terza fatica discografica, Bruno Belissimo si cimenta in quello che è un concept dal piglio canzonatorio: Tucker è il nome con cui viene battezzato il prototipo del festaiolo tamarro, il più becero dei frequentatori delle discoteche, quel rigurgito di consumismo sfrenato che non perde occasione per ostentare su Instagram la sua vita di finta ricchezza. Una sorta di Davide Lacerenza (tranquilli, se non sapete chi sia vuol dire che state andando bene). Bruno Belissimo incanala il suo consolidato fastidio nei confronti di questo soggetto ideale in nove tracce di italo disco gelatinosa e dalla unta patina ironica e trascinante. All’interno di Tucker vengono individuati tutti i luoghi comuni di questo deprecabile personaggio, per poi sbatterli su degli incessanti groove in 4/4 che arrivano fino all’acid house, la dance più spinta e il funk. È impossibile non trovarsi a scuotere i glutei a tempo sui caldi sintetizzatori dal vago retrogusto sci-fi, sulle ritmiche esplosive e sulle incandescenti linee di basso che sembrano tirarci su dalla sedia con la forza.

Con lo stesso misto di interesse e disgusto con cui si guardano i video su YouTube di brufoli grossi quanto una mozzarella che vengono schiacciati, il producer italo-canadese indaga su quella tipologia di suddito del materialismo che ripudia pur essendone affascinato, riuscendo sia a far emergere l’animo tamarro che infesta ognuno di noi, sia a sbugiardarlo. E lo fa mettendoci nei suoi panni, facendoci ballare la sua musica e, soprattutto, divertendoci, cosa di cui abbiamo bisogno più che mai in questo momento. Sulla copertina lo vediamo Tucker, mentre nasconde il vuoto cosmico della mediocrità dietro ai suoi occhiali da sole a goccia e ai suoi baffi a manubrio; lo sentiamo anche parlare nell’omonima traccia d’apertura, perciò non ci è difficile immaginare il suo laconico commento dopo aver ascoltato il disco: "Belissimo". Rigorosamente con una L.

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La recensione TUCKER di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2020-03-27 01:17:00

COMMENTI (1)

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  • matad01 13 mesi Rispondi

    Diciamo che dopo aver sentito una cosa del genere anche Tony Tammaro sembra un musicista. Secondo me, chiaro