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album Due Mondi - Anacondia

recensione Anacondia Due Mondi

2005 - Rock, Progressive

RECENSIONE
15/01/2006 di Angelo Paolillo

Il progetto Anacondia vanta ben dieci anni d’esperienza di cui gli ultimi cinque nella formazione definitiva ed attuale. Un’esperienza fatta d’intrecci e collaborazioni cui vanno aggiunti frequenti concerti soprattutto nella propria zona di riferimento (Milano e dintorni). La band si autodefinisce prima prog/dark, poi esegue un riarrangiamento del proprio materiale in chiave maggiormente orientata all’hard rock, avviandosi a pubblicare il primo demo autoprodotto “Genesi Instabile” nel 2001 cui fa seguito a distanza di quattro anni il nuovo lavoro “Due Mondi”. In quest’ultimo disco le sonorità, la struttura, gli spunti di genere sono inequivocabilmente power–prog metal ma, pur definendo un frame abbastanza preciso in cui inquadrarsi, il lavoro dedica ampio spazio alla creatività della band.

Sequenze rapide, suoni pieni di basso e tastiera, un’atmosfera coinvolgente, un susseguirsi di tappings e note frenetiche: il disco impatta da subito con un sound energico (“Vivo”) in cui le sonorità power-prog si manifestano evidenti come nell’incalzante “Nuvole Di Polvere”. Il lavoro lascia campo poi alla parte più rumorosa e dissonante dell’anima della band (“Anima solitaria”) la cui complessità è arricchita da un bell’intreccio di chitarre armoniche. Lo spirito più rock e melodico e gli aspetti più personali del gruppo si valorizzano invece in alcune parti di brani come “Mia Signora di Luce” e “Onda d’Urto” offrendo campo ora a tocchi maggiormente di radice hardrock/progressive (cui la genesi del gruppo appartiene), ora ad un buon uso dell’elettronica o alla creazione di grooves interessanti e buone idee melodiche attraverso il basso.

La voce si confronta con un genere impegnativo ma risulta nel complesso efficace ed il cantato traduce bene una struttura compositiva non pensata per la nostra lingua, e che non affonda le sue radici nel nostro Paese. Qualche sbavatura e difficoltà in punti particolarmente impegnativi è compensata da buone riuscite come nei cori ed intrecci di brani quali “Grida”. Particolare menzione va alla traccia che dà il titolo al disco,una ballata molto bella ed emozionante che si modella sullo stile rinascimentale di cui Angelo Branduardi si fa uno dei più illustri esponenti nostrani. Del resto lo stesso Branduardi affonda le sue radici nel progressive e nel suo incontro con l’inglese Paul Buckmaster.

Un disco ben realizzato, certamente gli Anacondia hanno davanti a sé obiettivi da costruire ma oggi risultano già sicuramente interessanti agli amanti di un genere la cui diffusione e popolarità in Italia, continua a soffrire in molte zone.

Tracklist

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