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album Kairos - Alekos

recensione Alekos Kairos

2020 - Rap, Trap, Urban

RECENSIONE
24/04/2020

Kairos è il titolo del terzo disco di Alekos, trapper napoletano che dopo due mixtape autoprodotti rilasciati nel 2015 e nel 2016 e una serie di singoli e video su Youtube, si lancia verso la prova del nove con questo ultimissimo lavoro.

Alekos è l'ennesimo prodotto della scena trap nostrana degli ultimi anni, un movimento che ormai si prende grande fetta del mercato musicale in Italia e, soprattutto, ha conquistato i giovanissimi con i suoi linguaggi e il suo stile oramai inconfondibili. Il trapper napoletano (insieme alla sua vecchia 7Percento crew) vanta anche delle aperture live a sua maestà Salmo e a sua santità Noyz Narcos, insomma mica roba da poco.

Questo disco di sette tracce supera di poco i quindici minuti di durata e, sinceramente, non convince proprio pienamente. Lo stile urban è perfettamente riconoscibile e identitario; i flow sono buoni così come alcuni testi ma le basi melodiche sono veramente troppo asciutte e poco originali, con il rischio di farlo apparire come l'ennesimo surrogato del genere. Tra i brani interessanti troviamo "Vado al Mc", in cui spicca l'utilizzo del dialetto napoletano, "Parla male di me" (che ha una chitarrina niente male che fa il suo nella coda finale) e infine "16 Agosto", un esperimento indie trap che ricorda a tratti qualche brano contenuto in Polaroid, disco successone di Carl Brave e Franco 126 datato 2017, nell' ambiente  praticamente una vita fa.

Alekos ha cercato di portare dentro al suo ep le caratteristiche principali che hanno fatto la fortuna del genere in Italia, miscelando trap, hip hop, rap, urban e infilandoci dentro qualche sfumatura di itpop a gradire. Il risultato è un buon lavoro ma solo a metà, poiché manca una spinta decisa, una vera bomba che ti fa sussultare all'ascolto.

La verità è che la trap è andata avanti velocemente, come prodotto di consumo usa e getta, praticamente da riciclo immediato. Sembra quasi che non si faccia in tempo a raccoglierne un frutto che sull'albero ne cresce uno nuovo, più stiloso, più bello da vedere e da gustare. Come punto a favore resta la semplicità di fruizione e di ascolto, un disco di pochi minuti che ha la capacità di non farti skippare avanti i brani vuol dire che alla fine è un disco che funziona. Lo confermano gli ascolti, che per l'artista partenopeo vanno a gonfie vele su tutte le piattaforme digitali. Parlano per lui i successi come "Partenope" e gli stream su Spotify che nelle ultime settimane stanno crescendo in maniera decisa.

E i numeri, quelli, non mentono mai. Funziona.

Tracklist

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