Ghemon
Scritto Nelle Stelle 2020 - Soul, Rap, R&B

Scritto Nelle Stelle
24/04/2020 - 02:31 Scritto da Marco Beltramelli

Non ne posso più di questa quarantena, ascoltare l’ennesimo album depresso sarebbe stato deleterio. La fase 2 (speriamo) è alle porte. Se ho intravisto la luce in fondo al tunnel, parte del merito è anche di Ghemon.

Ghemon lo scoprii su All Music nel 2009, vedendo il video di Tu o lei. Voglio bene a Ghemon, anche se, quella, proprio per motivi di affetto, rimarrà sempre la mia sua canzone preferita. Da quel giorno, si può dire, di strada ne ha fatta.

Perché apro con questa introduzione sentimentale? Perché Ghemon si è sempre posto come il rapper buono, l’mc dolce, la versione hip-hop di Cremonini. Il debutto lasciava trasparire una certa leggerezza, sicuramente ben accompagnata da una buona dose di freshness che, già dai tempi, era in grado di distinguerlo dalla massa (erano pur sempre gli anni di Dogocrazia).

Quando la Carosello mi ha inoltrato l’anteprima di Scritto nelle stelle (qui potete leggere la nostra intervista), ho subito chiesto parere a una mia amica, anche lei giornalista e, soprattutto, più grande fan italiana del rapper d’Avellino (ha addirittura preso parte all’home video di Buona Stella). Non aveva ancora ricevuto l’album, ma mi confessò di aver letto i titoli delle tracce e nutrire un po’ di timore: tremendamente legata alla versione più triste e malinconica di Ghemon, era preoccupata di non riuscire ad apprezzarlo come suo solito.

In occasione di Neverland, il suo ultimo lavoro, intervistai Mecna, l’altro grande rapper romantico dello Stivale. Mestamente ammise come la gente fosse totalmente legata a un certo stereotipo, all’ artista più che alla persona reale che si cela dietro un moniker. Lo stereotipo del Corrado depresso. E in fondo, se si vuole bene al proprio beniamino, augurargli tristezza permanente per praticare dell’onanismo mentale sulle sue canzoni, ritengo sia proprio un atteggiamento di merda (ah, sia chiaro, ne sono vittima anch’io). Ma se Mecna -pur introducendo l’autotune in Italia, pur vantando le più disparate influenze- è sempre rimasto ben saldo ai retaggi dell’hip-hop, il percorso di Ghemon, con gli anni, è evoluto diversamente, abbracciando con maggior convinzione le allusioni della musica black. Dando vita a un nuovo genere, di matrice americana, ma ben miscelato con le allusioni del cantautorato più classico, importando, forse per primo (sicuramente per primo a certi livelli), gli stilemi del r’n’b e del soul. Rendendoli pop anche in Italia, cool, imponendosi nello showbiz tricolore siano ad arrivare a Sanremo.

Tutti conosceranno la storia di Ghemon, qualcuno avrà anche avuto la fortuna di leggere il suo libro, Io sono, ma l’aspetto più stupefacente di Scritto nelle stelle è il suo ritorno alla “rappata” (in realtà mai completamente abbandonata). Le influenze sopracitate, componenti ormai fondamentali del suo sound, trovano il giusto spazio tra momenti cantati e barre serratissime. Una boccata di ossigeno che non ne inficia il contenuto, sempre, tassativamente, ad argomento sentimentale (se dovessi spendere i miei due centesimi, vi consiglierei senza ombra di dubbio Champagne, un vero e proprio capolavoro).

Artisticamente, tutto sommato, Scritto nelle stelle ci propone il solito Ghemon, la differenza sostanziale risiede nella persona. Un Gianluca diverso, effettivamente preso bene, ma in seno a quell’allegria non dovuta all’amore, all’aver trovato una relazione stabile, quando all’essere riuscito a uscire indenne da una tempesta. Indenne e più forte di prima, capace, passatemi il termine, di battersene il cazzo di tutto ciò che lo circonda senza per questo risultare insensibile.

Ne sono ben felice. Non ne posso più di questa quarantena, ascoltare l’ennesimo album depresso sarebbe stato deleterio. La fase 2 (speriamo) è alle porte. Se ho intravisto la luce in fondo al tunnel, parte del merito è anche tuo.

Grazie Ghemon, fin dagli albori, a me, preso bene, sei sempre piaciuto.

Vedi la tracklist e ascolta le tracce sul player nella versione completa.