Abesibe'
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23/05/1999

Si definiscono "suonicisti randagi" e altro non sono che un gruppo di saltimbanchi, da strada, che uniscono musica popolare e teatro, recitazione e concerto... Stento dunque a classificarli solamente come gruppo musicale, perche' il materiale giuntomi mi fa capire che questi personaggi hanno un legame piu' col mondo dei cantastorie e dei giullari piuttosto che col mondo delle etichette, delle sala prove e dei dischi. Nei loro spettacoli raccontano storie, recitano, suonano e cantano, un po' in dialetto (piemontese e napoletano), un po' in italiano; utilizzano strumenti della tradizione popolare tipo la fisarmonica e la ghironda. Niente batteria. Niente basso, ma tamburello e djambe. Una chitarra (classica). Un gruppo "strano" e per certi versi neanche un "gruppo", ma una mini-compagnia teatrale. Sicuramente dal vivo suscitano piu' interesse che non su nastro. Trovo che i pezzi riescano si' ad incuriosire, ma - con una frase un po' priva di senso - non mi si appiccicano addosso. E' un po' come la videocassetta di un bel film: la guardi, ti piace, ma non la metteresti su piu' e piu' volte di fila. Forse perche' nel sound manca quella dose di elettricita' e di mix tra suoni popolari e suoni moderni a cui mi hanno abituato Lou Dalfin, Mau Mau e tanti altri. Peccato perche' le melodie del cantato e gli arrangiamenti sono ricchi e personali, ma per i miei gusti manca la sezione ritmica (basso e batteria) e qualche suono più moderno... lo so: dal vivo, per strada, va benissmo cosi' e probabilmente il bello di questa proposta è proprio la spontaneità e la teatralità semplice, da strada, che non richeide amplificatori e distorsioni.

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