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album L'Indipendente Italiano - Dasp

recensione Dasp L'Indipendente Italiano

2020 - Cantautore, Indie, Alternativo

RECENSIONE
06/06/2020

Dopo un primo EP pubblicato nel 2017, “In My Mind Vol.1” (del quale quindi ci si aspetta quindi un futuro Vol.2), Domenico Palopoli, alias DASP, sforna “L’indipendente italiano”, il suo primo album “solista ma non troppo”, poiché accompagnato dagli ormai fedeli compagni di squadra Serena Lavia (voce e cori), Fulvio Caruso (basso) e Gennaro Pittore (batteria), che completano quelli che quindi si possono definire al plurale “i DASP”.

Il dischetto recentemente pubblicato è in realtà poco più di un EP, poiché le 8 tracce constano di 6 canzoni a cui si aggiunge un’intro strumentale e circa un minuto di musica “meditativa” posta al centro del disco come “Intermezzo” (e diciamo che questi due strumentali hanno tutta l’aria di essere dei riempitivi, poiché nulla tolgono ma più che altro poco aggiungono al discorso).

Affondando basi strumentali spesso di ispirazione grunge in bicchieri colmi di indie pop italiano (che fanno intuire il sarcasmo del titolo e soprattutto del ritornello della title-track che canta “io ho paura di te, ho paura di me, dell’indie italiano” fluttuando leggero su synth dal gusto catchy e puramente “indie italiani”) Palopoli & Co. agitano il liquido sonoro in uno shaker di puro rock alternativo, realizzando un cocktail fresco e ammiccante, che ad ogni sorso sprigiona diverse fragranze legate alla generazione dei trentenni d’oggi. A filtrare le istantanee ci pensa lo sguardo di un artista che in questo mondo cerca di vivere come può, talvolta arrancando ma soprattutto sperando, ricordando, ingoiando rospi e facendosi forza per andare avanti. C’è perciò molta nostalgia in questa visione, che anela ad un passato talvolta mitizzato, spesso legato ai magici anni 60 ma anche alle schitarrate dei Nineties, e non a caso il disco si chiude con il singolo “Vortice”, “brano che parla della necessità di ritrovare generazioni razionali e allo stesso tempo appassionate con cui poter condividere la cultura musicale che un tempo univa i popoli”.

Manca ancora qualcosa per colpire nel segno, per raggiungere l’obiettivo, ma quello che traspare forte e chiaro dalla musica del cantautore calabrese è la continua voglia di migliorarsi e spingersi un po’ più in là. Dopo questo disco di “riassunto” della sua personalità il consiglio è quindi di cominciare ad osare, uscire dagli schemi e farsi accompagnare da una produzione che persegua gli stessi scopi. L’obiettivo è davvero a portata di mano.

Tracklist

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