Scisma Armstrong 1999 - Rock, Alternativo

Armstrong precedente precedente

Dopo due anni di attesa tornano sul mercato gli Scisma, sestetto lombardo già lodato al momento dell'esordio su major che si intitolava "Rosemary plexiglas" e faceva ben sperare per il futuro. I quattro pezzi presenti sul vinile "Vive le roi" avevano già fatto intuire come la cifra stilistica della formazione non fosse variata in questo periodo passato in studio, sicchè "Armstrong" prosegue il discorso del disco precedente e, se possibile, lo amplia.

Come già scritto in altre occasioni, il gruppo di Benvegnù & co. ha un approccio molto simile a quello dei Radiohead (ascoltare "Jetsons high speed" per credere), perché capace di sperimentare sui suoni per partorire 'nobilissime canzoni pop' che sono piccole perle nel panorama rock italiano. E se i diffidenti pensavano che l'apporto (mancato) dell'Agnelli 'nazionale' fosse fondamentale per il loro sound, questi 12 brani prodotti da G. Ferrario (in forza ai Lula) e dallo stesso Benvegnù smentiranno ogni possibile malelingua.

L'album si apre con "Tungsteno", brano dalle ritmiche incisive e scelto, non a caso, come singolo apripista; ma è al resto del disco che bisogna prestare attenzione: "I'm the ocean", che ricorda alcune cose di Robert Wyatt, è un affresco che si avvale della tromba di Roy Paci ed è forse una delle ballate più toccanti scritte dall'ensemble. È invece provocatorio il pezzo intitolato "Troppo poco intelligente", dove la voce di Sara sembra insinuarsi pian piano nella testa dell'ascoltatore per poi esplodere nel ritornello che recita: "Ringrazio Dio che mi ha fatto troppo poco intelligente". Stessa struttura la si ritrova in "Giuseppe Pierri", anche se in questa traccia è Benvegnù a fare da lead vocalist.

Tuttavia non mancano i classici pezzi che caratterizzano lo stile della band: "Simmetrie", "L'innocenza", "L'amour" e la title-track rendono in pieno il concetto, mentre "E' stupido", come anche la successiva "L'universo", hanno varie sfaccettature perché in bilico tra gli inserti pianistici di Michela Manfroi e i climax sonori fatti di chitarre aggressive e ritmiche spiazzanti. Il tutto condito, ovviamente, dalle prove vocali 'anticovenzionali' della premiata coppia già presentata.

Ma in fondo è "Armstrong" per intero ad essere tanto 'anticonvenzionale' quanto bello per i suoni che propone. In questo panorama rock dell'Italica nazione servono dischi del genere per rivitalizzare periodicamente una scena che ha bisogno di carburante per proseguire sui binari che non siano più solo quelli dell'underground.

---
La recensione Armstrong di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 1999-09-13 00:00:00

COMMENTI (1)

Aggiungi un commento Cita l'autore avvisami se ci sono nuovi messaggi in questa discussione Invia
  • valiumpost 6 anni Rispondi

    Quanto mancano gli Scisma.