Emanuele Scataglini
Awèlè 2005 - Cantautoriale

Awèlè

Awèlè è un gioco nato nell’antico Egitto. Adatto a tutte le età e condizioni sociali, tagliato su misura per chi crede nel potere taumaturgico della world music. E piega la propria indole in nome della contaminazione etnica.

È quel che ha tentato di fare Emanuele Scataglini, virtuoso della chitarra, una laurea in filosofia in tasca, folgorazione sulla via di Peter Gabriel annessa. Il suo “Awèlè” è il gioco di chi vuole convincerci che basta mettere assieme un’insopprimibile ispirazione cantautorale a qualche elemento proveniente dal sud del mondo per poter innalzare la bandiera della musica etnica. Un gioco appunto, ma riuscito solo a metà.

Il disco d’esordio del musicista milanese è pieno di cose piacevoli. Ogni tanto affiorano Fabrizio De Andrè e gli chansonnier francesi: "Zingari In Metrò” è gradevole e poetica al tempo stesso, così come “Sua Maestà Dei Giardini”, “Storia Di Lara” e “Fotogrammi”. Buoni anche i testi, curati (con l’eccezione di “Il Confine Del Vento”) da Barbara Rosenberg, in gran parte rivolti al mondo degli emarginati e a storie di periferia, che farebbero felice il già menzionato Faber. Ma gli elementi etnici di cui sopra affiorano solo di tanto in tanto, come componenti marginali di quello che è rimane un disco di pop cantautorale.

“Awèlè” è pieno di canzoni oneste, orecchiabili, ma con la world music hanno solo una parentela di secondo grado. Alla fine rimane la sensazione di avere tra le mani un lavoro che, nel complesso, non ha nulla di speciale e suona anonimo, come un qualsiasi cd in arrivo dal grasso e noioso occidente. Con in più l’aggravante di una voce lagnosa e piatta, davvero insopportabile.

Vedi la tracklist e ascolta le tracce sul player nella versione completa.