Sleepwalker's station House of cards 2020 - Indie, Folk, Acustico

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Sleepwalker's station tornano con un disco indie folk dall'anima coraggiosa e fragile

Ascoltare “House of cards” significa assaggiare melodie che richiamano altre melodie, nel senso che le canzoni di questo album sembrano vecchie forme che danno vita a nuove canzoni. Il collettivo indie folk Sleepwalker’s station va alla ricerca della melodia perfetta; rigirando su sé stesso, come un leone in gabbia, segue l’arte del ripiegamento intimista. Ecco perché le canzoni di questo disco sono come navigatori astrali, esploratori di emozioni intense da cui ricavare vecchie storie raccontate in modo nuovo. La solitudine, l’angoscia, la paura, la speranza sono passioni che il lungo lockdown ha amplificato; è partendo da quell’esperienza che sono nate le canzoni del disco, come luoghi dell’anima spalancati sulla realtà.

Il senso di “House of cards” parte da una domanda: “Where do we go from here?”; la terza traccia dell’album instilla il dubbio che ci assale ogni qual volta ci si trovi a dover ripartire dopo esserci smarriti. La domanda non è nuova, capita di chiedersi spesso quale sia la direzione migliore da prendere. La posta in gioco è alta ma il trucco resta semplice: lasciarsi andare al flusso degli eventi con fiducia e coraggio. Così le nuove canzoni di Sleepwalker’s station, senza fronzoli o gingilli, raccolgono un’elegante rassegna di sonorità acustiche, mai nervose, emergendo calde a svelare l’incanto al di là della bufera. Ci sentiamo dentro i Radiohead più sospesi (“Deserted beaches”, “Pawns in the game”), i Belle and Sebastian più soavi (“Where do we go from here?”), il blues più tradizionale (“Believe”), il mistero di Damien Rice (“The great divide”), la magia dei King of Convenience (“Ballad of the acrobat”), sotto la direzione luccicante e seduttiva di un progetto che annulla la distanza tra cervello e cuore attraverso la musica.

Composto tra l’Andalucia, Barcellona, Annecy, Ravenna e Berlino, “House of cards” è una specie di intima serata live nel cuore di un mondo storto che guarda al domani con incertezza ma infondendo coraggio.

 

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La recensione House of cards di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2020-09-16 00:00:00

COMMENTI (2)

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  • utente164520 13 mesi Rispondi

    Bello. Deserted Beaches e Photographs, pezzi che brillano proprio!

  • danil 13 mesi Rispondi

    sbadiglio continuo