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album Quanto Mi Costa Enzo Gragnaniello

recensione Enzo Gragnaniello Quanto Mi Costa

Edel 2005 - Pop, Etnico

RECENSIONE
28/11/2005

Tensione, massima tensione: scopri, mesi dopo, che è uscito il cd di un artista che ti piace maledettamente, rintracci a fatica l’ufficio stampa, ti garantiscono che ti spediranno il cd e… ecco, appoggi un cuscino davanti alla cassetta della posta ed aspetti, aspetti, sogni, aspetti… sarà più pop? Più world? Quanta Napoli conterrà? Avrà trovato una nuova collaborazione che lo farà risplendere come è stato in passato Mia Martini, Roberto Murolo e James Senese? Ho bisogno di sole, di terra; quanta ne conterrà? Dio… in certe situazioni i giorni non passano mai! Torno a casa dal lavoro, cassetta ancora vuota. Oh mamma… lo so che mi farà invecchiare prima.

“Elisaaa!”… ci mancava il portiere, gentilissimo per carità, ma uno pensa subito ai problemi condominiali. “Ci sono delle buste per lei!”. Aaaaaugh! Ha detto la parola magica! Questa no, questa no…questa! Oh, sisisisi. Questa!

Settimo piano. Chiudo la porta. Stereo al volo! …tu!.. tu!? Italiano!? Ah… vabeh, di nuovo. Ok, in italiano ed in francese me lo hai fatto questo “Quanto mi costa”. Paure e pensieri napoletani espressi mediante linguaggi e sintassi italiani. In questa Milano plumbea devo cancellare anche il tuo sole malinconico e inseguire altro. Hai voluto cambiare; sei un artista e ti è lecito.

Faccio una fatica tremenda nel non cercare quella melodia, quei passaggi con la chitarra, quel tuo cantato struggente in pezzi del passato come “Fujente”, “Songh’io”, “Sciummo”, “Suonne e Chi” o “Cu’mmè’”. Il mediterraneo è lontano, con “Je t’aimerais” vai persino nell’entroterra francese con una chitarra elettrica (Martino De Cesare) e dei campioni in loop (Martino De Cesare, Dario Picone, Tony Semeraro).

Appari pop, fautore del miglior pop cantautorale e non l’ultimo dei melodici partenopei. Ciò che non è riuscito a fare Raiz con “Wop” l’hai fatto tu. Ti ascolterebbe chi ha appena trovato ristoro coi Baustelle. Certo, sei meno radical chic, sei più sporco, più scomodo e meno rassicurante. Senza dubbio più colto. Hai ancora piccole verità nelle tue frasi: “Tutti barricati dietro simboli di ogni colore/ Come se le loro mamme partorissero senza dolore./ Ma adesso basta voglio restar solo,/ ho i miei dolori sulla croce da una vita” (“Adesso basta”). I tuoi pensieri di uomo cresciuto nella Napoli più difficile dei quartieri spagnoli hanno ancora semplicità, spontaneità e cuore, solo che le battute sono scandite da un basso e non da un contrabbasso; in tutto il cd non c’è l’ombra di un arco se non nell’ultima traccia “Io sono l’aria”. Ti ritrovo parzialmente in “Quella è solo nuvola” ma il disco è scivolato ormai alla fine: è stato piacevole… non appagante come avrei voluto io.

Tracklist

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