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RECENSIONE
19/03/2006

I Timoria sono stati, di certo, tra i migliori esponenti della scena rock autoctona; una formazione innovativa che ha dispensato molti fulgidi esempi di ispirato talento. Va da sé che l’imbattersi in un gruppo che vi si ispira dovrebbe essere foriero dell’ascolto di musica intrigante e coinvolgente.

Purtroppo, i La Cura Giusta sono a dimostrarci il contrario, e, pur dichiarando di essere stati influenzati dalla ex band di Pedrini (emblematica anche la scelta della ragione sociale) propongono un album piatto, noioso e che evidenzia una sostanziale mancanza di personalità. Nei suoi quaranta minuti di musica, infatti, questo “In Preda”, si consuma tra testi monotoni, cantilenati in un contesto sonoro fioco che annoia sin dalle prime battute, riuscendo, in alcun modo, a coinvolgere o a trasmettere stimoli.

Il tutto a comporre canzoni che si susseguono stancamente scorrendo per forza d’inerzia, “come fossero tasselli del domino”, e trasfondono una sensazione di ripetitività e monotonia. Null’altro mi sento di aggiungere… se non riprendere il refrain di “L’Uomo Fa L’errore”, utilizzando quel “Troppo facile sbagliare, l’uomo è pronto per l’errore”, per proporlo come manifesto di un approccio musicale davvero fiacco ed inconsistente.

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