The Bluebeaters
Shock! 2020 - Reggae, Jazz

Shock!
09/10/2020 - 11:53 Scritto da Marco Beltramelli

I Bluebeaters, per usare le parole di uno scrittore ben più abile del sottoscritto, sono una festa mobile: non sono una band ma un processo artistico che dura da più di venti anni.

Torino, in tutto lo Stivale, è conosciuta principalmente per la musica elettronica, eppure, dal compianto Torino Jazz Festival allo ska degli Statuto, nel capoluogo sabaudo, è sempre esistita una forte tradizione di derivazione afro-americana, ben esemplificato dall’epiteto coniato da Ensi quando ancora militava negli One Mic “Black City”.

Bluebeaters nascono nell'estate 1993 dall'incontro tra Casino RoyaleAfrica Unite e i Fratelli di Soledad, come cover band in chiave giamaicana di brani principalmente italiani e l'idea di formare una one night band che si sarebbe esibita una sola volta all'Hiroshima Mon Amour. La storia è ben nota, dopo quasi vent'anni di successi, la formazione capitanata da Giuliano Palma si ritrova orfana del proprio frontman. Nove mesi, il tempo di un parto, il tempo di una nuova rinascita, i The Bluebeaters si riuniscono nel 2013 e due anni più tardi danno vita al loro primo disco da “solisti” intitolato Everibody Knows . Il periodo seguente è contraddistinto da un numero elevato di featuring che i più potrebbero interpretare come una mancanza d’identità. Niente di più sbagliato, allo stesso tempo, sarebbe falso ammettere che le collaborazioni non abbiano inciso sul percorso che ha portato all’ultimo album Shock!, il primo completamente in italiano per la compagine torinese.

La trasformazione da one night band, a cover band, a support band a vera e propria entità artistica autonoma (a scapito di equivoci, non che prima non lo fosse) è un processo che ha impiegato più di vent’anni, sintomo di una certa versatilità artistica alla quale forse poteva pervenire esclusivamente una superband (questo è il termine più adatto) come questa. Shock! da forma alle diverse anime dei Bluebeaters con pezzi più puramente dancehall (Solo Guai), brani in cui il testo svolge il ruolo principale (Il tempo) e tracce esclusivamente strumentali (Sette Bastardi) nelle quali troverebbe facilmente spazio la voce di un ottavo malandrino. E ovviamente i featuring, tutti perfettamente calati nella realtà rock steady della band, da quelli nascosti, Zibba e Carota de Lo stato sociale, autori di La Relatività, nel quale appare anche Cimini, e Se le foglie Cadono, a Mamma Perdonami, un pezzo in pieno stile Coez, sino a Ancora un giorno, brano in cui il concittadino Willie Peyote sembra tornato ai tempi dei Funk Shui Project.

È proprio in questa dimensione collaborativa che si realizza l’apice dei Bluebeaters, una band nata dalla fusione di più membri fin dai suoi albori e che quindi questo spirito l’ha scolpito nel DNA. I Bluebeaters, per usare le parole di uno scrittore ben più abile del sottoscritto, sono una festa mobile: non sono una band ma un processo artistico che dura da più di venti anni.

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