21/01/2006

Ormai sono tre anni che faccio parte di strutture al servizio della musica. I Terzobinario appartengono ai gruppi per cui ho fatto da subito un tifo spudorato, catturata sia dalla musica sia dalla loro attitudine indie. Era Creamusica, era Cpm, era il 2003: tra gli oltre 700 progetti presentati, i Terzobinario arrivarono secondi nella categoria Rock Influence -enorme calderone in cui era convenuto il più delle proposte- mancando di poco il primo premio che prevedeva l’incisione di un ep a spese della Provincia di Milano. Ma i“miei” ragazzi si sono arrangiati da soli e la scorsa estate hanno sfornato questo lavoro che contiene sette tracce: cinque canzoni originali, una cover e un remix.

I testi sono in italiano –salvo in un pezzo, “Sòlo Le Pido a Dios”, del cantautore argentino Leòn Gieco- e descrivono il mondo intimo di chi si rapporta alla società con le dovute difficoltà, i dovuti rifiuti, le dovute riflessioni. Nessuna pesantezza caratterizza lo scritto di Michele, che sa giocare con le parole senza pretendere lirismo o genialità indiscussa. Il suo cantato, poi, ha una fantastica inflessione emiliana, cosa a cui devono tanto della loro fortuna gli Offlaga Disco Pax.

L’immediatezza e l’orecchiabilità caratterizza anche la musica che, a dire il vero, mi affascinava maggiormente quando era arrangiata con più inserti elettronici e meno chitarra: “La violenza”, “Liberostaggio” e “Sovrano” rappresentano i loro cavalli di battaglia.

Un ep di pop rock altamente godibile, dunque, che non disdegna uno stile tutto italiano, seguendo il “terzobinario della soluzione creativa, della possibilità nascosta, della fantasia nella razionalità, dello stupore nella monotonia”.

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