amplifire1 gioia vuota 2020 - Rock

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Un mezzo passo falso, dove la resa non è sempre all'altezza della bella scrittura.

A due anni da Utopia del quieto vivere tornano gli Amplifire, band milanese capitanata da Marco Nik Nicolini. Si tratta più che altro di una band allargata. Nove membri che -fatta eccezione per il frontman, cantante, chitarrista, tastierista e anima del progetto- si alternano agli strumenti della sezione ritmica, e alla voce.

Gioia Vuota è per certi versi più fruibile del suo predecessore. I motivi principali sono due. Prima di tutto la durata, quasi dimezzata, lo rende di certo un disco più a fuoco e immediato. In secondo luogo la scrittura si è fatta in qualche modo più morbida. Il rock di Nicolini perde un po' di ruvidezza forzata, ed entra in aree ibride a metà tra il prog melodico de Le Orme e il pop. La crescita c'è, soprattutto nelle intenzioni.

La grande pecca di Gioia Vuota, ciò che rende a tratti difficile e faticoso l'ascolto, è la resa. Sembra strano da dire, perchè in un album musicale la resa dovrebbe essere tutto, o quasi. Ma tant'è. La cura rintracciabile nella scrittura viene a scarseggiare in gran parte nel canto. Sono le voci che rovinano il gioco.

In V.A.L.I.S. ci accompagna dall'inizio alla fine un falsetto molto forzato e impreciso. Nella lunghissima Scala Infinita Raffaele Gigliotti e Laura Franzon cantano all'unisono -con una formula che potrebbe ricordare i Baustelle- ma in più occasioni perdono l'intonazione. Ma ciò che più turba durante l'ascolto dei pezzi è la parziale incomprensibilità dei testi, spesso lunghi e -probabilmente- articolati. Per errori nel missaggio o poca scansione dei cantanti, o per entrambe le cose, le parole riescono solo raramente ad uscire dalla morsa dei suoni. Ed è un vero peccato.

Gioia Vuota è un mezzo passo falso, e ci dispiace molto, perchè sulla carta poteva essere un gran bel disco.

 

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La recensione gioia vuota di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2020-11-13 00:00:00

COMMENTI (1)

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  • Amplifire 2 anni Rispondi

    Ciao Gabriele ed intanto grazie per la tua recensione. Sono Nik ed a nome degli Amplifire, confermo che ci piace vedere il bicchiere mezzo pieno, ed in questo caso "il passo mezzo autentico. Apprezzo le note positive di questa tua recensione: il precedente disco partiva comunque dalla mia stesura delle canzoni, ma era frutto di un'elaborazione di una band a quattro elementi. Stavolta mi sono preso più libertà: gli Amplifire si sono estesi a vari musicisti che hanno collaborato al progetto, suonando e cantando, e qui ho voluto trattare le voci come uno dei tanti strumenti che disegnavano questi brani. Non volevo un disco pop-italiano, con le voci davanti ed il resto di sottofondo. Così ho insistito affinchè, chi ha cantato e chi ha suonato , venissero registrati e mixati "a pari merito" nelle assonanze e dissonanze che anche la mia sei corde tanto mi fa amare. :-D
    In questo disco abbiamo anche inserito 3 brani strumentali, senza cantato o parole.

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