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RECENSIONE
22/12/2005 di Jack Nessuno

Ci sono autori che si gettano la zappa sui piedi prima ancora che qualcuno ascolti il loro cd. Guglielmo Ubaldi è uno di questi. Quando ho visto la grafica meno amatoriale del suo disco (che si vorrebbe essere edito da una casa discografica seria), quando ho visto il catalogo delle sue numerose produzioni, quando ho visto che oltre al cd aveva inserito un libricino con un suo racconto, quando infine ho letto che tra le sue ispirazioni annoverava anche scrittori e pittori, ho pensato che fosse uno dei tanti presuntuosi di provincia che si credono grandi artisti solo per aver ascoltato qualche buon disco e aver letto un paio di buoni libri.

La tentazione è stata quella di cestinare questo disco, ma ho voluto ugualmente dargli un po' di tempo e, dopo qualche ascolto, sono costretto ad ammettere che la sua musica non è affatto male. Si tratta un cantautorato essenziale che oltre alla chitarra e alla voce, lascia spazio anche a strumenti come violino e piano. I brani migliori sono quelli in cui fanno capolino sonorità di country raffinato alla David Grubbs ("Canzone blu") anche attraverso l'uso del dobro ("Il blues dello scorpione"). Buono anche un brano scarno e sommesso come "Fiori freschi", l'unico che riesca a reggere il confronto con il modello dichiarato di Ubaldi, vale a dire Nick Drake. Le altre canzoni si mostrano più influenzate dai cantautori emiliani che da quelli americani: un po' Guccini, un po' MCR, un po' Samuele Bersani, un po' Vinicio Capossela (che emiliano non è, ma vabbé), ecc.

Sorvolando su qualche caduta di tono (le rime baciate, un noioso brano di solo piano…) il giudizio è nel complesso positivo e l'ascolto consigliato a tutti gli appassionati di sonorità acustiche. Se posso permettermi qualche consiglio, un po' più di umiltà non guasterebbe; così come non guasterebbe nemmeno un pizzico di elettronica, tanto per aggiornare Nick Drake agli anni 2000, come ad esempio fanno, giusto per rimanere in Emilia, gli In My Room di Parma.

Tracklist

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