22/12/2005 di Mariella Tilena

C’è un sottile filo rosso nel nuovo album dei Sux!, che in 13 canzoni racconta una storia, una dimensione: ambienti metropolitani, amari, soffocanti. “Dentro La Città” è un disco in cui emerge con più maturità lo stile della band, le influenze stoner, i riff di chitarra intervallati alle aperture più melodiche, che danno respiro ai ritmi più serrati. Ed i testi, essenziali, si adagiano sulla musica: le frasi non sono mai banali nel raccontare il dolore, l’angoscia e le speranze in bilico; la voce ruvida di Ciccarelli si combina perfettamente a queste grigie atmosfere.

Rispetto ai precendenti lavori (“Di Fronte Al Civico 13” e “Lucido”), questo è più temperato, chiuso, forse più melodico, un album meno complesso ma non meno intenso. Si apre con l’omonimo brano, che subito crea l’ambiente su cui si svilupperanno i pezzi successivi: il giro di basso profondo, il ritmo quasi ansiogeno, le chitarre che graffiano e si placano in più momenti per lasciare spazio alle parole dure di Ciccarelli: “Inesorabilmente inseguirai il sogno di una vita che non hai…” ed il brano sfuma con una chitarra frammentata. Sulla stessa linea anche “Notte Abituale” (ancora rassegnazione nei testi: “Giorni d’ombra che porteranno via tutti i sogni che riscaldavano meglio l’anima”); “A Milano” dal ritmo veloce e dalla vena grunge. “Il Momento Giusto” è più melodica, gli arrangiamenti più pop e meno rock, la voce sussurrata in alcuni momenti, un attimo di evasione dal racconto della città angosciante che ritroviamo in “Aria”, che però resta poco incisiva. Si lascia andare ad una vena romantica e sognante “Qui Per Te”, con una chiusura fatta di suoni sovrapposti e ovattati, quasi in stile Verve. Sul finale troviamo due chicche “Un altro nome” che ad un certo punto ti spiazza con suoni confusi e ingarbugliati; e “The clown song” in inglese.

Un album meno aggressivo, ma da sentire con attenzione perché colpisce nelle sfumature e nelle produzioni sonore ricercate. Bello.

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