Stati di Angoscia Stati d'angoscia 1999 - New-Wave

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Chiuso tra donne fatali e claustrofobiche ossessioni. Notturno e inquieto. Trasuda qua e là di sospiri e di ottime intuizioni. Certo per lunghi tratti l'originalità viene messa da parte per seguire i dettami dei modelli a cui si ispira, due su tutti: Joy Division (!) e Birthday Party. Però.

Però nel complesso si tratta senz'altro di un'interessante prova d'esordio questa degli Stati d'angoscia, quartetto da Trento. 7 canzoni ”angosciose”, in precario (e felicemente riuscito) equilibrio tra new wave inglese anni '80, rumorismi garage e stilemi post-dark. Cioè la malìa del lato oscuro di quell'effimero (e insopportabile) edonismo del passato decennio, suonato e sentito con genuina attitudine punk. (alto tasso energetico). Il tutto poi intriso dal perverso fascino decadente del dark. Cioè qualcosa che ha, non a caso, nel Nick Cave degli esordi la sua Icona perfetta. Tra gli episodi più riusciti si segnalano Red Brocken Toy (chitarra e basso a braccetto in direzione Wire) e Lei (l'unico brano in italiano), che con quella cantilena sbilenca e volgare affascina non poco, sotto certi aspetti potrebbe ricordare per assurdo i CCCP, magari ripresi in un momento di delirio ormonale tra i divani sfondati di qualche cantina londinese.

Va così fino alla fine il cd degli Stati d'angoscia. Curato sotto ogni aspetto (grafica e confezione cartonata in giusto equilibrio tra cheap e chic). Certo non per tutti. Di sicuro consigliato a chi si è messo almeno una volta nella vita lo smalto o il rossetto nero.

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La recensione Stati d'angoscia di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 1999-09-18 00:00:00

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