15/01/2006

Al primo ascolto fa una buona impressione, al secondo stende. Le chitarre immergono in un mondo straniato, reso sempre nervoso da una batteria scattante e in netto contrasto con la pacatezza con cui la voce evoca tematiche complesse e situazioni non riconciliate.

Tutto questo attraverso un ottimo connubio tra rock e cantautorato, di cui il gruppo gestisce al meglio entrambe le componenti. Musicalmente si tratta di un rock che tende verso il prog, senza però abbandonarvisi completamente, tenendo sotto controllo le velleità di assolo dei singoli componenti. Questo permette di avere una qualità musicale molto alta, senza che si arrivi ad un virtuosismo che rischia sempre di essere fine a se stesso. In tal senso, il pezzo maggiormente in bilico è il quarto, dove la voce viene messa in secondo piano e quasi dimenticata.

Questa tendenza, per fortuna, non si ripete nelle altre tracce. Per fortuna perché i testi sono di alto livello: sempre oscuri e drammatici, di pura scuola cantautorale. I riferimenti sono alti, come modelli di scrittura si possono citare mostri sacri come De Gregori o De Andrè; in particolare, quest’ultimo viene ricordato anche nel modo solenne che ha il cantante di porgere le parole dei testi: mai urlate, a metà strada tra canto e recitazione, con un tono del tutto adatto ai concetti espressi.

Le liriche, quindi, si dimostrano vero punto di forza di un lavoro importante, sentito, sostanzialmente senza sbavature e capace di emozionare e coinvolgere dall’inizio alla fine.

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La recensione Adharma - Recensione - Risvegli di Marco Villa è apparsa su Rockit.it il 22/07/2019

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