18/04/2006

Il cd di Pedro Ximenex mi arriva scollato e arruffone. Un po’ come ti dicessero che hai l’aereo fra un’ora e tu butti in valigia a casaccio. Poi spunta ‘sto fojo gajardo. E che gli vai a dire. Niente.

Un bigliettone da visita interamente giocato sul binomio musica-vino, roba da stuzzicare pure un astemio. Il fonico Franco Fucili, per dirne una, che imbottiglia a primavera inoltrata.

Ma sono gli abbinamenti, quelle discrete pennellate biografiche, a compiacerti di più. Allora è vero, pensi. Oggi puoi essere molte cose insieme e farle tutte abbastanza bene, se vuoi.

Se ci credi. Se dietro uno stato di necessità non mancano passioni da coltivare. Fino a prenderti quasi sul serio perché la Regola è divertirsi. E all’esordio ufficiale, lo ammetto, questo combo di scapestrati bon vivants fa la sua porca figura. Storti, eccentrici, deliziosamente imperfetti nel loro genuino punk-rock annaffiato di noise e ballate romantiche. Caciaroni e imprevedibili come solo una band di nove elementi che se la vita è un’amaca noi ci troviamo gli spigoli.

Con tutti i rovesci del caso e alcune cartucce sparate a salve, naturalmente. Tipo la loffia “Che Differenza C’e’”, il puro cazzeggio di “Palpito Fragile” o la torrenziale “Blu”, che di Pedro riassumerà pure lo spirito sghembo ma che palle. Alla fine restano le cose importanti. Il cantato penetrante nervoso di Simone e i testi un po’ wertheriani sui quali aleggia spesso una musa. Un disco anni luce dal capolavoro, ma proprio per questo, nelle sue sbavature, ricco, vero, nient’affatto malaccio.

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