22/05/2006

Il rap fa male. Può far male. E con i Club Dogo non c'è un cazzo da ridere. Seri, incazzati e sovversivi. Contro tutti gli schiavi dei presidenti informali e mafiosi istituzionali. Violenti. Contro le inutili vocazioni da notorietà che in milanese si dice Montecarlo, Lambo, Porche, spettri televisivi succhia-sfiga. Sputacchiando anche le ragazzette discinte donatrici di misere coccole. Contro tutto, e basta. Duri. Come le basi eccellenti e lattanti al capezzolo delle produzioni degli ultimi tempi. Abbastanza gangsta nell'aria che soffia forte soprattutto nei contenuti. Prepotenti e sicuri senza collaudare nessuna leccata di figa alle liriche americane. Italiani che si adoperano nella sacra arte di sputare su un disco quello che si vive ogni giorno, ispirati da una cultura importata.

Giusto così come deve essere.

Superiori nell'attitudine alla linea loffa che cuce l'hip hop italiano che molto spesso suona appesantito da pantalonai tutti casa e film porno. Non ascolterete la messa sacra di finte eminenze grigie né paroline da rappers piegati a singoli-sveltina. Ma parificarli alla vecchia scuola (Sangue Misto, Isola Posse, Colle Der Fomento, etc) è un metodo confusionario e arruffone proprio perché mentre la maggior parte dei rapperucoli italiani era a battere dita sulle tastiere di un pc, qualche migliaio di chilometri a sinistra del globo si sviluppava un approccio completamente separato e meno sovversivo. Il mercato del brodo in rima. E allora il centro sociale diventerà club di lusso, la denuncia di ingiustizie si farà sempre più degustazione di prodotti tipici locali (auto, bitches, champagne). Quindi il paragone diventa un mozzicone di sigaretta spenta nel posacenere delle puntuali, ma inadeguate similitudini. Accendiamone un'altra. Da un pacchetto nuovo prodotto nella stessa società, ma rivisto e riadattato alle circostanze attuali.

E' difficile incastrarsi nel business di cantanti vestiti al triplo e spacciatori di droghe allestiti a rapstar. I Club Dogo hanno sniffato la striscia più centrale, polverizzata bene e carica di principio attivo. Quindi è roba buona se vendi l'assoluta verità(!) Don Joe, Guè Pequeno e La Furia sono brutti perché vivono nella città dei modelli, raccontano le storie di chi non ha natali, stretti isolati come animali, un po' cani sciolti e un po' wiggers (white-niggers) e per questo si sono immischiati nel difficile traffico di armi acquistabili in ogni cartoleria a meno di 1 euro. La penna e un pezzo di carta. Scrivendo la consapevolezza che la svolta è figlia di sbattimento o che la dolcezza è una carezza coi calli sopra le mani. Senza scimmiottare, né tanto meno auto-celebrarsi più di quanto lo faccia ognuno di noi. In più loro sono infuriati. "Penna capitale" fa male, prende a schiaffi e picchia forte.

---
La recensione Club Dogo - Recensione - Penna Capitale di Michele Wad Caporosso è apparsa su Rockit.it il 24/08/2019

Commenti (16)

Carica commenti più vecchi
  • Bimbo 22/05/2006 ore 16:33 @bimbo

    ciao cosimo ciao fame...complimenti davvero, avete invaso anche le piattaforme rock. anyway, tutto meritato. bravi!
    ps cosimo becchiamoci!!
    fra:=

  • Renzo Stefanel 22/05/2006 ore 22:55 @re

    Bravo Michele, gran bella rece davvero.

    Sti cazzi.

  • Alberto Franzin 25/05/2006 ore 18:03 @alberto

    la dogo gang comanda, intanto aspettiamo l'album di marracash che sarà la bomba

Aggiungi un commento:


ACCEDI CON:
facebook - oppure - fai login - oppure - registrati