01/02/2006 di Christian Amadeo

“Salvare i porci”. Questa la missione annunciata dai The Social Service sin dal titolo del loro disco d’esordio. Il “servizio sociale”, con i suoi “volontari” arruolati tra Roma e la Norvegia", specifica meglio nelle note interne del booklet che “questa musica può modificare il vostro comportamento (in meglio)”. Vero. La musica ha un gran potere comunicativo ed emotivo, ed in questo caso per poter effettivamente beneficiare del “miglioramento interiore” promesso occorre predisporsi ed utilizzare la fluidità, la delicatezza, di questa musica. Che si adagia su di un prato dove sbocciano fiori tinti di chill-out, di elettronica soft, di world-music. Suoni attuali ed in linea col tempo. Le voci sono calde, sensuali, recitanti. Soltanto sporadicamente cantano, preferendo una sorta di breve narrazione. Un disco, questo “Save The Swines”, che scivola via liquido senza intoppi, liscio come la seta, morbido come il velluto. Ben suonato, ben prodotto, tranquillamente esportabile.

Quattordici tracce raffinate, che si chiudono con ”Gray”, da ascoltare con le luci soffuse, la voce che sussurra, il piano delicato. La voce chiede: “dove andrai quando il lavoro sarà completato?”. Nella costante ricerca della propria risposta magari il “servizio sociale” può aiutarci. Senza pretese, giusto regalandoci uno sfondo musicale per aiutare la mente a rilassarsi e decidere con calma.

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