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album s/t - Sindrome Stendhal

recensione Sindrome Stendhal s/t

2006 - Rock, Grunge, Alternativo

RECENSIONE
01/02/2006

Quando leggevo nella presentazione le influenze dichiarate di questo gruppo, immaginavo di starmene a cena con Manuel Agnelli, Kurt Cobain, Eddie Vedder e Cristiano Godano. Immaginavo Manuel che si sporcava, ed urlava nell’orecchio a Kurt: “aiutami a trovare qualcosa di pulito”. Vedevo Godano offrire il suo tovagliolo facendosi apostrofare: “quello che hai appena fatto ti ha fatto stare meglio”.

Questo disco disorienta da subito. Le atmosfere gotiche che aprono l’album si dissolvono in un istante lasciando spazio alle sonorità di Nirvana e Pearl Jam; riecheggi di Alice in Chains e della grinta dei Soundgarden. Per l’ascoltatore diventa un esercizio individuare tutti gli elementi derivanti dai gruppi sopra citati: ovvio pensare a un Eddie Vedder de ‘noantri sentendo la voce dei primi due brani.

Un riff secco e aspro da far muovere la testa mi introduce alla terza traccia. “Farfalla Di Metallo” ha un ritornello incalzante e potente. Ripetitivo forse, ma convincente. Poi, la sorpresa. “Pelle” ricopia palesemente l’apertura di “Dentro Marilyn” e diventa una ballata dolce e delicata, da farsi avvolgere completamente. Per un attimo torno a sentirmi teen-ager, e ho la tentazione di scriver il testo sul diario finché… Mario Ausoni non inizia a cantare. Lo stile vocale di questo episodio diventa auto-parodistico e, in un attimo, il mio castello in aria si distrugge. Questo è il pezzo che i Bon Jovi avrebbero scritto e musicato se fossero nati in Italia. Con tutti i pregi e difetti del caso. Il pezzo di chiusura, “Cellule”, lascia una sensazione di claustrofobia e angoscia.

Nella presentazione allegata, il gruppo afferma che il cantante presente in questo mini-album è stato sostituito da un nuovo elemento. Credo che far sentire questo disco sia un mezzo per dare un’idea di cosa si suona e quali sono le proprie influenze. Ma alla fine dell’ascolto non mi rimane che la presenza sbiadita, sfatta e stropicciata di quelle quattro icone con cui speravo di stare a cena.

Tracklist

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