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album Mi Amo - Luca Bussoletti

recensione Luca Bussoletti Mi Amo

Aracnofonia 2006 - Rock, Pop

RECENSIONE
31/01/2006

Luca Bussoletti canta un pop-rock che si allinea perfettamente con la grande distribuzione italiana, orecchiabile e non troppo impegnativo, con un sound che viaggia fra i Velvet di "Boyband" e ballate alla Grignani. Non credo che mi stupirò se "Mi amo" verrà trasmessa a rotazione nelle radio, oppure sarà scelta come sottofondo a qualche spot, né quando questo giovane cantautore lascerà il palco di Irene Grandi, a cui al momento fa da supporter, per salire su uno proprio, ma nemmeno farò i salti di gioia. Questo cd-single, che precede di qualche mese un album completo, è un pacchetto preparato con tutti i nastri al loro posto, la carta rigorosamente in tinta e chiusa da mani esperte con un tassello di nastro adesivo invisibile.

Il solo problema è cosa resta effettivamente in mano una volta aperto il pacco-dono. C’è la traccia di apertura, melodia accattivante e facile da memorizzare, testo allegro-ma-non-troppo, che alterna l’appassionata dichiarazione d’amore con frasi più “autoironiche” ("sono uno zero, ma non lo confesserò, perché ho il terrore che poi non passo lo shock", oppure "sì, lo so, mi concedo un po’ troppo, sai, mi lascio guardare anche il calcio"). Il secondo pezzo è il rovescio della medaglia, un lento strappalacrime e sofferto in cui, se le liriche hanno sprazzi interessanti, la parte musicale diventa lamentosa e senza inventiva. Si fa una dichiarazione d’intenti in due fasi, che sembra voler dire a tutti i costi: “dal divertimento intelligente all’accorata descrizione dei sentimenti più bui in un solo disco”, per poi cadere comunque nella pesantezza del “già sentito”.

Eppure, sotto la plastificazione pubblicitaria, c’è una verve che neanche l’insistenza di arrangiamenti ipertrofici riesce a soffocare. "Mi amo" ha momenti energici e sinceri, in cui la band tira fuori un suono pieno e compatto che va a coprire i fronzoli elettronici, e una piacevole sorpresa è la cover acustica di John Lennon in chiusura del trittico: meno cristallina dall’originale, lascia trapelare qualche goccia di rabbia, la voce rinuncia al timbro da adolescente e finalmente si anima. La strada è in salita, le porte in faccia e chi sputa contro ci saranno sempre, sta a Bussoletti scegliere se si ama così, accontentandosi della confezione, o invece ha voglia di mettersi un po’ più in gioco.

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