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RECENSIONE
02/02/2006

L’hip hop è americano, come il McDonald e George W. Americano come la capacità di soggiogare tutto l’ovest del pianeta attraccando anche nell’ingenua penisola montuosa che è l’Italia. E se per anni Kaos, Cenzou, i Colle Der Fomento tentarono molto naturalmente di creare, brevettare, o di riadattare il rap alle mancanze e antinomie italiche, poi arrivò Mondo Marcio. Uno a cui mai nessuno ha detto che non si parla a bocca piena, perché sembra che canti mentre mastica mele, asportando paragoni forse più ingombranti. Ci saziamo di Big mac, talloniamo la politica americana e prestiamo orecchio ad uno che riproduce 50cent. E pure se abbastanza bene, esegue quasi in copia. Compresa una biografia drastica di anni nei riformatori, tragedie famigliari, visioni attigue al suicidio (per ora solo descritto) e un’ infanzia passata a spacciare. Crederci è un pò come rassegnarsi ai Crop Circle e all’esistenza dei rettiliani. Giudicate voi. Eppure il diciannovenne milanese non dispiace, con tanto di mele biascicate e richiami marionettistici ai più noti rapper degli States, vanta determinazione e dono di rima in medio-stile. Metriche decise, prepotenti e semplici con un’ottima capacità suasiva dovuta al linguaggio filo-statunitense aggressivo e incontaminato. E basi tecnicamente trascinanti con beat marcati come da presunta sceneggiatura.

E’ un ragazzo nell’età del diploma che ha (o dice di avere) un passato scomodo da raccontare, lamenti da niggaz che per ragazzini imbacuccati Fubu e gioielli sintetici non sono niente male. E qui la musica si costringe al popolo, osannando chi dell’imbastardimento del suono ormai ne fa vanto. Soldi, soldi e soldi. Ovunque si dice bene di “Solo un uomo” come se fossero tutti sotto contratto con la Virgin. Ma chi sperava in una identità propria e distintiva del rap italico, da costruire con una sorta di orgoglio nazionale, ispirandosi alle radici, ma senza ricopiare, può arrendersi all’ascolto di queste 15 tracce più skit in puro hip-hop non-italiano in italiano. E questo potrebbe suonare come complimento se l’obiettivo è raggiunto e se non si ambisce al grime inglese, al flow tipico francese, tedesco o all’aspro approccio nord europeo. Per Mondo Marcio e major è tempo di importare, mescolare e imporre. Anche se nel giro catastrofico dei “figli di major” si considererebbe il male minore, quindi un rapper che funziona nell’altrettanto mondo avariato in cui si fa spazio e da cui venirne fuori, in casi così, è impossibile.

Era(ed è)solo un bambino” vittima dell’americanizzazione integrale, autoritaria e infelice che lo rende senz’anima.

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