The Devils Beast Must Regret Nothing 2021 - Stoner, Rock, Alternativo

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I The Devils sono mestieranti puri, gente che ha girato l'Europa sul furgone macinando centinaia di concerti, fino al Canada. Il loro terzo album è una mezz'ora di accanimento tra stoner e blues-rock.

Che bello che era il 2013. La mia adolescenza, il rock senza pretese. I Queens Of The Stone Age pubblicavano ...Like Clockwork, si godevano un ultimo sprazzo di apogeo di freschezza prima di iniziare ad appassire. Ecco, i The Devils arrivano a gamba tesa in un momento – che dura da un anno – in cui continuiamo a pensare a quanto fossero belle le primavere fatte di concerti, poghi e birrette. Il loro terzo album, anticipato da una manciata di singoli, è prodotto da uno che con Josh Homme & co ha avuto a che fare in passato: Alain Johannes. Ma c’è un altro ospite d’onore, uno di quelli delle grandi occasioni. Mr Mark Lanegan, e sembra quasi impossibile fermare la citazione, ma ci proverò.

I The Devils sono animati da qualche strano spirito. Per suonare lo stoner con questa foga riuscendo a essere credibile oggi giorno devi avere proprio un dono. Gianni Blacula e Switchblade Erika un dono ce l’hanno, ed è la bestialità con cui si accaniscono sugli strumenti partorendo una mistura di punk hardcore e blues-rock scarno à la White Stripes. Riescono a romperci il muso con accordi basilari in un’operazione che è solo in parte di nostalgia.

Beast Must Regret Nothing. L’immaginario è quello di una science fiction di serie b, infarcita di sarcasmo e perché no, anche di blasfemia. Blasfemia sacralizzata potremmo dire, perché I Appeared to The Madonna è un diretto riferimento alla – sobria e piena di grazia – frase che intitola la prima autobiografia di Carmelo Bene. Blasfemia che sacralizza le “bestie”, citate con passione caotica, in una mezz'ora che non vuole smettere saperne di cessare di fare rumore, e che trova il suo apice in Devil's Tritone, il diabolus in musica.

I The Devils sono mestieranti puri, gente che ha girato l'Europa sul furgone macinando centinaia di concerti, fino al Canada. L'esperienza è una cosa che paga, e questo disco è un concentrato di esperienza, e quando si scioglie la briglia è una goduria per le orecchie. Ed è così che un gusto quasi naif per le cose smodate ci fa sembrare Roar una traccia perfetta, nonostante la sua durata stringatissima e la sua canonicità. Beast Must Regret Nothing infonde linfa di freschezza a chi ascolta. Sarà un abbaglio, ma è oltremodo spassoso.

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La recensione Beast Must Regret Nothing di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2021-04-23 00:08:00

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