18/02/2006

L'esordio dei Synthphonia Suprema probabilmente renderà fieri gli amanti del power metal di casa nostra e farà gridare qualcuno al capolavoro, o qualcosa del genere. Un disco metal non troppo banale e lievemente distante dal resto della scena: roba da strabuzzare gli occhi. Intendiamoci, siamo grosso modo sempre nel mare magnum di lagna metal che affolla lo stivale. Quella roba che arranca senza una minima cognizione di un tempo moderno. Questi ragazzi non hanno certo il genio per rivoluzionare il monolite, ma sono quasi al passo coi tempo (quasi). Ambiziosi ed oltremodo pomposi, leggono e rileggono tutto il grande manuale del metal epico e sinfonico, poi sminuzzano assoli, moltiplicano i battiti e si lanciano in arrangiamenti da musica classica riposizionati in un metal high-tech, in cui l'elettronica ed i synth assumono la forma di contorno monumentale. Un disco molto convincente negli intenti, a tratti anche nel risultato. Impeccabile come realizzazione e molto competitivo sul mercato internazionale, anche grazie all'aiuto di Frank Andiver, piccolo eroe del metal-italico, già batterista di Labyrinth e Wonderland, band la cui aurea aleggia di frequente nel lavoro. Inoltre, a rinforzare le chitarre ritmiche appare anche Pier Gonnella, oggi nei Labyrinth. Aggiungiamoci anche che per vegliare sui testi è stato invocato lo sguardo attento di Michele Luppi, voce degli acclamati Vision Divine. Sulla copertina poi c'è la firma di Ken Kelly già al lavoro per Manowar e Kiss, che permetterebbe di recensire il disco senza nemmeno ascoltarlo. Insomma, zona metal ma con musicisti intelligenti e di buon gusto, legati agli anni ottanta, ma con un orecchio lievemente spostato verso il presente. Risultato ineccepibbile, bellezza discutibile. Ma tanta buona fortuna se la meritano.

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