03/11/2006

Gli Almasfera sono un gruppo di difficile valutazione. Non dall’ascolto ostico, non incapaci, anzi, ma non semplici da capire, almeno per me. L’album si apre con un intro psichedelico quasi discutibile, non fosse per la durata, non maggiore del minuto e mezzo. Segue un pezzo abbastanza regolare: voce pulita in primo piano, riff semplici, ritmiche d’accompagnamento. La terza traccia, "In assenza di gravità", grazie ad un equilibrio maggiore fra strumentazione e voce, convince di più.

È un crescendo che approda in "Ossigeno", un pezzo delicato e semplice, che, impreziosito dal violino, racconta la dolcezza di un bacio con lo stile del primo Moltheni.

Qui tutto si complica, quasi fosse sopraggiunto un secondo gruppo. Gli Almasfera, come se fossero stati investiti dalla voglia di stupire, di stravolgere la regolarità precedente, aprono la successiva "Brividi fragili" con dei vocalizzi di dubbio gusto; è lo stesso testo di un pezzo fra il pop, il funk e l’R&B italiano alla Tiziano Ferro ad esprimere tale aspetto: “sento più ritmo nelle mie vene/ voglio poter alzare il volume/ non sono più lo stesso/ sbiadito come fossi un riflesso”.

Ancora andature funk, ballate, pezzi rock e una sovrabbondanza di cori in un album in cui non è difficile notare le capacità dei musicisti, anche se ogni tanto sembrano soffrire di una sorta di sindrome da eccesso. Sconfitta la quale, soprattutto nella forma dei virtuosismi vocali, si potrebbero ottenere benefici consistenti.

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La recensione Almasfera - Recensione - AlmaSfera di Sara Loddo è apparsa su Rockit.it il 16/07/2019

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