I Hate My Village Gibbone 2021 - Psichedelia, Etnico

Disco della settimanaGibbone precedente precedente

Un viaggio al centro del processo creativo, senza sovrastrutture e orpelli inutili. Un miracolo che esca fra i tormentoni d'agosto

Il ritorno degli I Hate My Village non può che essere un evento: una band con Alberto Ferrari (Verdena, non presente in questo ep ma parteciperà ai live), Fabio Rondanini (Calibro 35, Afterhours), Adriano Viterbini (Bud Spencer Blues Explosion) e Marco Fasolo (Jennifer Gentle) potrebbe non esserlo? Si parla di alcuni tra i musicisti e le teste pensanti più interessanti degli ultimi quindici anni di musica italiana più o meno underground. Quando hanno esordito nel 2019 con un disco e dei live di fuoco, in molti li hanno definiti afrobeat, sempre in equilibrio tra math rock, sperimentazioni e suggestioni etniche. Un disco il loro che è piaciuto a chi non vedeva l’ora di disfarsi degli orpelli dell’itpop e ascoltare finalmente gente che suona senza porsi limiti.

Stavolta con l’ep dal titolo Gibbone, spingono ancora di più in là la loro creatività, arrivando a toccare vette di psichedelia decisamente inusuali. Prendete gli 11 minuti e passa della title track: vi perderete nel deserto dei ritmi afro ambient che vi faranno fare un trip niente male, che fa il paio con il rumorismo della conclusiva Hard Disk Surprize: qui la musica da meditazione lascia il passo al noise e il risultato è lo stesso: un gran viaggio mentale. Ami ha una struttura più classica, una melodia nello stile del Mali che rotola felice e fa ballare. Yellowback, che apre questo ep, è il singolo e la canzone più in linea con il vecchio materiale di IHMV: di sicuro dal vivo sarà una gioia da ascoltare e farà muovere anche i culi più pesi sulle sedie. È anche l'unico pezzo in cui c'è la voce, una canzone fatta e finita che può entrare nelle playlist internazionali.

Il progetto Gibbone è, se possibile, ancora più ambizioso del debutto per i quattro, regala all'ascoltatore un viaggio (ancora) nel processo creativo puro, senza sovrastrutture di sorta. Quattro pezzi nati, composti e registrati sul momento con un quattro tracce che impedisce overdub e limature, portando la musica alle radici. Esce in piena estate, quella dei tormentoni, quasi come fosse un vaccino all'inconsistenza e alla mancanza di creatività. Ed è bellissimo perdersi in questo incantesimo. 

---
La recensione Gibbone di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2021-08-06 10:39:00

COMMENTI

Aggiungi un commento Cita l'autore avvisami se ci sono nuovi messaggi in questa discussione Invia