P L Z MEGA 2021 - Pop, Elettronica

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Techno pop per danzare sulle rovine, sulla discesa verso la fine

"Fammi entrare per favore, nel tuo giro giusto" cantava Bugo anni fa. In modo simile comincia il disco d'esordio di P L Z, progetto techno pop nato da qualche tempo, avvolto in un mistero fatto di comunicazione criptica ma decisa. All'inizio di X FVR manca il riferimento al "giro giusto", e il motivo è che ci stiamo già dentro, mentre ascoltiamo MEGAtraccia dopo traccia.

Presentarsi come uno spettro all'interno della scena indipendente può chiaramente essere un pessimo modo per iniziare. C'è una buona probabilità che chi si proclama in questo modo si stia andando a schiantare in un mare di prevedibilità e arroganza. P L Z ha solo la seconda, e ne ha abbastanza per farci esultare, perché questa musica funziona alla grande, nella sua asfissiante post-contemporaneità. Un varco è stato aperto verso i tempi indefiniti che stiamo per vivere. MEGA è quel disco che ci parla d'amore e sesso in un parcheggio mentre là fuori tutto si sta sgretolando.

Non lo fa con toni apocalittici o iper-drammatici. Lo fa spingendo la cassa e facendoci danzare in pose che rispecchino l'andamento generale, scomposto e lacrimante. "E intanto una canzone/ Di quelle che fan male/ Sale come rumore/ Dentro al traffico" si sente cantare in È ANCORA PRESTO, e si entra subito nel meta-musicale auto-riferito. Questo verso parla chiaro, e descrive la musica di P L Z alla perfezione, rumorosa e dolorosa, sia perché le orecchie si affaticano in fretta in mezzo a questi suoni ingombranti, sia perché questo lento decadere non è proprio imbevuto di gioia.

E allora è proprio vero che siamo di fronte ad uno spettro. Laddove l'it-pop ha fatto del piangersi addosso un diktat stilistico, qui le lacrime vengono fuori per lo sforzo fisico che l'emozione comporta. Provate ad ascoltare MILANO D'AGOSTO MICRODOSI stando fermi. Impossibile. Quello che questi brani scatenano all'interno si deve manifestare fuori in modo plateale. L'anima interiore cantautorale ha bisogno dei vari passaggi di techno per dare senso al corpo e sprigionare tutta l'energia inquietante di un progetto di cui tutti dovrebbero innamorarsi.

C'è dell'amore che pulsa in mezzo a quest'elettronica satura fino all'orlo. I riferimenti sono molteplici e chiarissimi, ma vengono immediatamente messi da parte dal grande coinvolgimento che P L Z riesce a creare. Viene voglia di entrare dentro i ritmi, negli spazi stretti tra le parole cantate con grande eleganza. Accanto alla provocazione sonora c'è una grande sensibilità lirica, che fissa dei desideri in movimento, come "togliere il peccato da tutte le radici".

Si sta tutti meglio una volta che MEGA ha finito di violentare le casse dei nostri impianti. Si capisce che non sapevamo di averne bisogno, ma è proprio così, perché la chiarezza del linguaggio espressivo è un bene che si dà molto spesso per scontato. P L Z ne ha da vendere. Progetto chiaro e luminoso di una luca cattiva e dal fascino raccapricciante. Quella stessa luce che accoglie la venuta di Whitemary in M E G A, traccia semplicemente bestiale. Quella stessa luce che pulsa per chiederci di tornare a ballare sulle rovine, sulla fine.

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La recensione MEGA di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2021-10-22 01:41:00

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