Chiello OCEANO PARADISO 2021 - Cantautoriale, Pop, Urban

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Il musicista lucano si toglie la veste di trapper e mostra, finalmente, tutte le sfaccettature del suo cuore sanguinante. Un dolore ululato alla luna, alla ricerca ostinata di una pace destinata, comunque, a svanire

Sta tutto lì, in quella farfalla poggiata sulla guancia arrossata di un poco più che ventenne. Un ragazzo che ha sempre lasciato vedere come pulsasse la sua vena più sensibile, che nella furia autodistruttiva della FSK rappresentava l'elemento romantico, il tocco di umanità con cui empatizzare e a cui appigliarsi, nella speranza di non lasciarsi travolgere dal cataclisma. Ora quella farfalla, a metà tra la provocazione di un tatuaggio sul volto e la sua fragilità, mostra finalmente il colore delle sue ali: è uscito Oceano paradiso, il primo vero banco di prova di Chiello solista.

Se la manciata di singoli che Chiello aveva seminato negli ultimi tempi potevano aver dato un'idea della sua visione tormentata, è solo con Oceano paradiso che ci troviamo davvero a cogliere le sfaccettature nascoste e sfuggenti della sua sofferenza. Già dalla traccia di apertura Mare caldo, nel cullare di archi sospirati su cui echeggia un disperato "ne ho bisogno anch'io", è evidente che c'è poco o niente della tanto bistrattata trap. Chiello fa il cambio di passo, diventa cantante a tutti gli effetti. Con tutti i limiti del caso, ma con la spontaneità e l'urgenza di chi ha qualcosa da comunicare.

È fondamentale che accanto a lui ci sia un cantautore come Colombre, capace di valorizzarne l'emotività e darle una rotondità negli arrangiamenti, così come l'alchimia con Greg Willen, le due colonne su cui questo disco si regge. Dalla richiesta d'aiuto ululata di Non lasciarmi cadere, con tutta la drammaticità di un pianoforte sospeso e di un muro di violini lancinanti, all'abbandono alt rock nell'Abisso di Xanax, fino alla tamarraggine di Damerino – in cui pure Taxi B trova il modo di mostrare il cuore rispetto alla sua solita scorza di urla – e alla "lilipeepiana" Sul fondo dello scrigno, le raffinate costruzioni strumentali vengono sporcate dal sangue che impregna la voce di Chiello in tutta la sua autenticità.

Oceano paradiso, pur cercando spasmodicamente di librarsi nell'aria, si trova invece a non naufragare nelle magnetiche acque che travolgono l'animo di Chiello, che finalmente ha modo di mettersi a nudo, correndo da un genere all'altro senza per questo nascondersi e come se fosse nella musica la chiave per trovare un palpabile senso di tranquillità. Ed è qua, nel finale, che il disco compie il suo piccolo miracolo: riagganciandosi all'immortale A Horse with No Name degli America, spezzata a ricomposta da Mace nella traccia finale Golfo paradiso, Chiello riesce ad afferrare per una manciata di secondi la sua pace, coglie finalmente quell'ordine perfetto che insegue da una vita. Consapevole che in un battito di ciglia volerà via, di nuovo, come una farfalla.

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La recensione OCEANO PARADISO di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2021-10-15 00:00:00

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