L'Orchestra Di Piazza Vittorio Sona 2006 - Folk, Etnico, Afro

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Era il 2004. Primi concerti dell’Orchestra di Piazza Vittorio: vedevo arrivare un pullman che parcheggiava dietro al palco, iniziava ad uscire gente e… non finiva più! In breve tempo la scena era piena di persone, colori, luci e musica trascinante, con un folletto-maestro d’orchestra che prendeva possesso della larghezza della struttura e, agitando braccia e ricci, dettava il movimento della serata.

Ora all’estetica ed al mondo dell’Orchestra mi sono abituata; anzi, non ne saprei più fare a meno. Ben venga allora "Sona": ottima scusa per far riprendere loro posto sul pullman e far sì che questo ritorni a girare la nostra penisola.

Per chi non li avesse mai visti né li conoscesse, basti voltare il nuovo album e guardare la fotografia sul retro; in questi due anni un paio di volti sono cambiati ma la quantità dei componenti della band resta in grado di sconvolgere tutti i promoter quando si parla di vitto e alloggio. Ed eccoci a parlare di numeri, così come compaiono dal cd: 15 musicisti, 1 direttore d’orchestra, 1 conducente di autobus per un totale di rappresentanti di 9 stati e 3 continenti.

Tutto questo era nel loro primo album "Opv" ed è ora in "Sona".

L’Orchestra è costituita dalle tradizioni e dalle culture di cui ciascuno è imbevuto: nella scelta dei pezzi, negli arrangiamenti, negli strumenti, negli stili. Se States e Cuba politicamente fanno a cazzotti, in "Sona" trovano la loro dimensione e ci soddisfano con armonie colme di calore. Non vi è frattura con il lavoro precedente: il sapore di questi nove pezzi è nettamente mediterraneo, ma del mediterraneo più orientale: le voci e le arie ci richiamano immediatamente la cultura araba, mentre violino, viola, basso e tastiere seguono gli stili occidentali, tutto perfettamente fuso e sostenuto da brillanti percussioni. Una parte delle composizioni sono dei traditional; tre quarti d’ora che celebrano la vita, l’amore e l’unico Dio, quello che non guarda gli interessi di un determinato paese, ma di tutta l’umanità. Splendida è in questo senso “Laila”, brano intimo con influenze degli anni ’70 decisamente occidentali, ma un cantato struggente che la nostra cultura non conosce. Il percorso dell’album non ci nega nemmeno momenti faceti: “Balesh Tebsni” è un gioco allegro e sottile che si presta ad esser trasformato nel momento del live in una suite in cui emergono il virtuosismo e la voglia di scherzare tipica dell’Opv .

Bravissimo Mario Tronco (Avion Travel) e bravissimo Pino Pecorelli, che hanno curato la produzione. Bravissima tutta quanta l’Orchestra che, provenendo da ogni parte del mondo, s’è ritrovata in Piazza Vittorio a Roma quattro anni fa ed ha continuato a comunicare senza paura della diversità: questo è il risultato. E che non ci si venga a raccontare che l’unico confronto possibile tra i popoli è sopraffazione e dolore!

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La recensione Sona di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2006-05-17 00:00:00

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