14/06/2006

Bisogna avere cura della Riot Maker. Senza di lei, ci sarebbe poco colore in giro, qualche bella canzone in meno e meno fighe ad ascoltare musica indipendente. Il grande rispetto che ho per i suoi sforzi impone quindi la sincerità: questo disco è un po' bruttino e si poteva lasciare nel cassetto. In fondo Luca Carnifull è uno che di musica ne sa. Accanito ristrutturatore dell'immaginario anni settantottanta, ma segugio di mode contemporanee. Leader carismatico dell'estetica dei fighetti. Adorabile ed inguaribile revival man, amante del mondo adolescenziale d'altri tempi, ma attento visionario delle puttanate moderne, nonchè rocker alternativo. La sua etichetta è un esempio di come si fanno certe cose quando vanno fatte bene. Stavolta però ha fatto uno di quei dischi che tutti esaltano e poi nessuno ascolta. Un lavoro in cui l'apparenza è tanta e molto bella, ma i contenuti pochi e fiacchi. Aiutato da altri due baldi musicisti e coadiuvato dallo staff di casa, appiccica suoni su suoni con maestria ed ironia. Un mondo fatto di groovy-lounge disco-cantautorale virata su un rock'n'spleen con spruzzate di post-qualcosa. Piazzata la solita improbabile frase funambolica da dedicare ad ogni disco Riot Maker, occorre aggiungere che nel disco l'estro e la cura non mancano. Tutto è leccatissimo anche negli attimi più ruvidi. L'impianto sonoro è estremamente eterogeneo, pieno di fraseggi strumentali e ritmiche eleganti, chitarre distorte, toccatine funky, suonini da disco club, battimani e campionamenti, qualche fugace attimo di angoscia e malinconia, poca voce. Si viene strapazzati tra riferimenti slegati e poco convincenti. Da Stevie Wonder agli Slint, dai The Lapse a The Trammps e A Taste Of Honey. Con una produzione curata ed un po' Amari-zzata. Di belle canzoni però nemmeno l'ombra. Dopo tanto tempo, questo è personalmente il primo disco Riot Maker che ascolto solo per dovere di recensione. Un esercizio di stile curioso ma senza fascino. Un po' forzoso e fine a sè, con quel tentativo di originalità a tutti i costi che stanca subito. Insomma, un disco Riot Maker con l'affanno, ma fa nulla. Ogni tanto si può anche prendere fiato.

Commenti (3)

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  • mx 15/06/2006 ore 16:54 @mx

    la copertina è da primascelta però :-)
    e giostyle vs tupperware il migliore titolo di canzone della storia


    (Messaggio editato da mx il 15/06/2006 16:55:46)

  • enver 19/06/2006 ore 21:03 @enver

    a me piace. non quanto il resto della produzione riotmaker, ma è sicuramente per tutto quel black che non è il mio the. Però è un disco meno immediato di quel che si pensi, sufficientemente vario e terribilmente fresco. Vai Faraone, ci vediamo domenica! :))

  • Martello80 29/06/2006 ore 15:52 @martello80

    bello, divertente e fresco, complimenti luka, complimenti riotmaker:]:]

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