Drone San Drone San 2022 - Psichedelia, Elettronica, Nu jazz

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L'esordio del duo Pedroni/Sanna è una meraviglia per orecchie e occhio interiore. Tra elettronica ambient e spunti soul-funk, il genere si evolve nel migliore dei modi

Poche chiacchiere: l'album d'esordio del progetto Drone San, al secolo Nicola Pedroni e Andrea Sanna, è un lavoro splendido, saggiamente stratificato, pieno di idee tutte realizzate nella maniera migliore, vale a dire quella più rispettosa di ogni ipotetico riferimento ma, al contempo, consapevole di doversi estendere oltre gli eventuali limiti di genere per esplorare territori personali, per quanto disomogenei e frammentari possano rischiare di essere – e comunque non sono.

Siamo in territori elettronici, certo, ma ogni singolo spunto è talmente chiaro e centrato da tralasciare quasi ogni riferimento per arrivare a fare del mezzo sperimentale una sorta di nuova base lavorativa grazie alla quale architettare un edificio sonoro sontuoso ma, nell'animo, anche signorile e raffinato.

Lo dimostra a chiare lettere un incipit un po' alla Tangerine Dream ma strutturato complessivamente con grande gusto sia melodico che ritmico (Drone), talmente ben organizzato nelle architetture soniche da riuscire a trasformare, si direbbe, immaginari fantasmi referenziali in impostazioni ideologiche che sguinzagliano radici laddove di radici sembra ormai quasi illegittimo provare a parlare. Ma la sostanza c'è, è viva anzi vivissima, pulsa sangue e linfa vitale in ogni condotto emotivo e deflagra attraverso conferme ambient che sorprendono, però, per la perizia e la maestria con cui riescono a mescolare efficientissime influenze funk/jazz/chillout in veri e propri gioielli di composizione ed esecuzione (Snob pineapple).

Si va avanti e, sempre di più, il cuore dell'ispirazione si apre e viaggia verso orizzonti anche sperimentali, a tratti glitch con contorno di collage e IDM ma guardando a derive techno-ambient con sprazzi di hip hop qua e là che, però, non arrivano mai a disturbare quanto di più fine e sinuoso appare nello spazio sonoro circostante (Detroit's son). C'è spazio anche per momenti più oscuri ai limiti della drone-dark-ambient con sprazzi di Massive Attack da Mezzanine (Baking bread), ma il nucleo resta funk e, anzi, si avvale anche di cime soul/fusion decisamente degne di nota (Waltzer Matthau) prima di recuperare la retta via di una dilatazione sensoriale che si fa addirittura progressive-elettro-wave nell'incedere dispari dei ritmi – a tratti un po' Goblin – come anche nella scelta di suoni pop sperimentali – per certi versi quasi Art of Noise (Ornamentalities) e in conclusioni pianistiche di stampo a tratti new age minimalista.

Gran lavoro complessivo e gran ben progetto sonico, da non perdere d'occhio per nessun motivo al mondo.

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La recensione Drone San di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2022-01-14 00:00:00

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